"Non sono mica un assassino". Chissà quante persone pensava di convincere il troppo famoso Francesco Schettino pronunciando questa frase che sicuramente avrà fatto sobbalzare i familiari - e non solo loro - dei 32 morti nel tragico naufragio della nave da crociera Costa Concordia avvenuto il 13 gennaio del 2012.
In effetti, meglio avrebbe fatto Schettino, pronunciando la frase incriminata, a sostituire il termine "mica" con un più provvidenziale "soltanto". Lo sciagurato comandante, in grado di inchinarsi alla costa senza mai essersi invece degnato di abbassare il capo dinnanzi al mondo intero riconoscendo l'insensatezza del suo gesto e la conseguente colpevolezza, può ora aggiungere al suo curriculum il poco invidiabile titolo riconosciutogli dal pm della procura di Grosseto: un incauto idiota.
Il PM Maria Navarro ha chiesto 26 anni di carcere per il prode comandante, invocando il perdono divino: "Dio abbia pietà di Schettino, noi non possiamo averne". Io mi domando chi potrebbe provare un minimo di compassione per un uomo pervaso dal narcisismo che, a differenza delle 62 udienze precedenti, ieri non era in aula ad ascoltare il verdetto "per evitare atmosfere melodrammatiche" come sostiene il suo avvocato difensore.
Già, niente melodramma. Schettino preferisce la sceneggiata napoletana; poco dopo ha infatti puntualizzato illustrando la sua fuga dalla nave che colava a picco. No, non pensate ad un vigliacco che abbandona alla chetichella i passeggeri al proprio infausto destino. Suvvia, sareste dei malpensanti.
No, l'affascinante (per chi? Per una ballerina moldava abbagliata da chissà quali promesse) comandante non stava affatto fuggendo, non ne avrebbe avuto motivo. Semplicemente, sono parole sue, "sono scivolato sulla scialuppa" - vedi a volte la fortuna! - "per effetto della forza di gravità e comunque ho diretto tutta l'attività di salvataggio dagli scogli". Stupiamoci piuttosto del fatto che non abbia chiesto un vin brûlé per riscaldarsi: ne avrebbe avuto pieno diritto!
Se poi fossimo col dente così avvelenato nei suoi confronti da temere possa scappare spaventato dalla possibilità di trascorrere la sua vecchiaia guardando il cielo a scacchi, non agitiamoci oltremodo. "Ma che pensano, che voglio scappa'?Io qua sono, se mi vogliono arrestare sanno dove sono. Sono una persona onesta e non ho niente da nascondere".
Insomma, smettiamola col riversare i nostri malumori su un uomo che si è ampiamente dimostrato in grado di gestire il panico anche nella più avversa delle condizioni.
Cerchiamo di capirlo: ha già dovuto subire un "salga a bordo cazzo" da parte del capitano De Falco ed ora pure lo spregevole appellativo di incauto idiota.
No, non accaniamoci ulteriormente.
Confidiamo nella giustizia italiana - che con la richiesta della pena in questo caso ha dimostrato di essere ancora viva - e se proprio dovesse andare male auguriamoci che sopperisca quella Divina.
pentola a pressione
Ho scelto questo nome per due ragioni: 1) la pentola a pressione dimezza i tempi di cottura. In un mondo che va di fretta risparmiare il 50 per cento è un indubbio vantaggio di partenza; 2) avevo una sola altra alternativa, ovvero chiamare il mio blog valvola di sfogo. Mi serviva un posto dove riversare i miei pensieri velenosi. Lanciare parole nel web anziché frecciate assassine a chi mi sta accanto può essere la valida soluzione per scongiurare l'esaurimento nervoso, condividendo malumori quasi quotidiani, sporadiche euforie ed anche qualche brontolio sommesso che, appunto, mi rende simile ad una pentola a pressione che necessita di "sfiatare".
martedì 27 gennaio 2015
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