pentola a pressione
Ho scelto questo nome per due ragioni: 1) la pentola a pressione dimezza i tempi di cottura. In un mondo che va di fretta risparmiare il 50 per cento è un indubbio vantaggio di partenza; 2) avevo una sola altra alternativa, ovvero chiamare il mio blog valvola di sfogo. Mi serviva un posto dove riversare i miei pensieri velenosi. Lanciare parole nel web anziché frecciate assassine a chi mi sta accanto può essere la valida soluzione per scongiurare l'esaurimento nervoso, condividendo malumori quasi quotidiani, sporadiche euforie ed anche qualche brontolio sommesso che, appunto, mi rende simile ad una pentola a pressione che necessita di "sfiatare".
sabato 12 settembre 2015
DIRITTO CANONICO (DI SPEGNERE LA TV)
Ebbene sì, lo confesso: tra i mille balzelli cui dobbiamo abitualmente sottostare, quello del canone Rai proprio non riesco a digerirlo.
Rifuggo dai programmi televisivi, preferisco di gran lunga quelli radiofonici.
Detesto le telenovelas, aborro (salvo rare eccezioni) le fiction televisive, salto a piè pari i reality in stile Grande Fratello.
Mi concedo saltuariamente, quando proprio voglio esagerare con un diversivo (anche se preferisco di gran lunga le proiezioni cinematografiche), la visione di un buon film o qualche quiz televisivo.
Tuttavia, non vivo sola.
Io preferisco rifugiarmi in un buon libro, ma lascio agli altri componenti della mia famiglia, a loro discrezione se lo vogliono, la facoltà di rimbambirsi dinnanzi la tv.
Quindi, volente o nolente, poiché sono piuttosto ligia alle rispetto delle regole, a gennaio verso puntuale l'obolo del canone televisivo.
Questa volta, però, mi pare che mamma Rai abbia davvero esagerato.
Non vedo alcuna utilità, se non quella di far divampare le polemiche innalzando magari lo share televisivo, nel far accomodare in poltrona nel salotto di "Porta a Porta" condotto da Bruno Vespa due esponenti, seppur non pregiudicati, del clan dei Casamonica.
Chi non li conoscesse, verifichi su Wikipedia, dove sintetizzando, la definizione della casata è "la struttura criminale più potente e radicata del Lazio".
Ritenevo sufficiente l'ampio risalto dato dalle cronache nazionali al funerale del loro capo, Vittorio, svoltosi a Roma a fine agosto, con trionfale carrozza (la stessa utilizzata per le esequie di Totò!!) a trainare il feretro, pioggia di petali di rosa dal cielo, gigantografie del defunto in stile Papale. Evidentemente non bastava.
Non sto a sindacare sulla sicurezza che in quel momento, nella capitale, pare essere stata accantonata (dal cielo chiunque può lanciare a terra ciò che vuole?), bensì sulla disparità di trattamento riservata alla gente "comune".
A "loro" (e non parlo solo del clan Casamonica) tutto o quasi è concesso.
Se non c'è, il diritto se lo arrogano da soli. Ai comuni mortali no.
Dico solo - tanto per fare un paragone - che durante una recente vacanza, al controllo imbarco sulla nave da crociera, una fionda da bambino acquistata a Maiorca per mio figlio ci è stata sequestrata al rientro dall'escursione sull'isola e riconsegnata solo a fine vacanza per garantire l'incolumità generale (a bordo erano ovunque di facile reperibilità coltelli e bottiglie di vetro).
Ripeto: non ho visto la trasmissione.
Ne ho avuta notizia solo dalle cronache giornalistiche, che, seppur con sempre meno entusiasmo, sfoglio quotidianamente alla ricerca di qualche argomento interessante.
Ma il giornale lo acquisto io in edicola e lo pago di mia spontanea volontà. Il canone no. Mi è imposto senza possibilità di interagire con la programmazione.
Tuttavia, non potendo chiedere il rimborso del canone finora versato e non potendo esimermi dal pagarlo nuovamente in futuro, a questo punto mi convinco sempre più che faccio bene a lasciare il telecomando al suo posto senza pigiare il tasto dell'accensione.
Per cortesia, amici telespettatori, lasciatemi crogiolare nel mio letargo.
Risvegliatemi solo per tempo, nel caso in cui, sulle reti nazionali o su quelle private, giungesse come ospite un personaggio con una storia vera da raccontare.
Pur nella sua tragicità, penso che più dei Casamonica starei volentieri ad ascoltare, se esaurite le lacrime gli fosse rimasta ancora qualche parola da spendere, ad esempio il papà del piccolo profugo Aylan.
Anche se l'accusa di queste ore di essere stato lo scafista dei profughi tra cui si trovava anche la sua famiglia si rivelasse fondata, sono certa che a motivare la scelta sia stata solo la voglia di dare un futuro migliore ai suoi congiunti.
Non la bramosia di notorietà a cui troppo spesso i vertici della nostra tv nazionale spalancano le porte.
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