pentola a pressione

Ho scelto questo nome per due ragioni: 1) la pentola a pressione dimezza i tempi di cottura. In un mondo che va di fretta risparmiare il 50 per cento è un indubbio vantaggio di partenza; 2) avevo una sola altra alternativa, ovvero chiamare il mio blog valvola di sfogo. Mi serviva un posto dove riversare i miei pensieri velenosi. Lanciare parole nel web anziché frecciate assassine a chi mi sta accanto può essere la valida soluzione per scongiurare l'esaurimento nervoso, condividendo malumori quasi quotidiani, sporadiche euforie ed anche qualche brontolio sommesso che, appunto, mi rende simile ad una pentola a pressione che necessita di "sfiatare".

martedì 24 novembre 2015

GLI STUDENTI DI OGGI: INTEMPERANTI, MA TEMPRATI!


Foto



Incrociavo le dita. Un novembre così mite finora non si era mai visto e pertanto speravo che il clima questa volta avesse la meglio sullo scarso buonsenso umano. Sono adulta ormai, ma non smetto di sbattere il naso scontrandomi con la triste realtà. Il mondo utopico in cui mi piacerebbe vivere continua ad esistere  soltanto nella mia fantasia.

Ricostruisco brevemente i fatti. Questa volta però avrei piacere che qualcuno, tra i seguaci del mio blog o meglio ancora tra “gli addetti ai lavori”, avesse la compiacenza, se ne sa più della sottoscritta, di spiegarmi la ragione di tale comportamento, perché mi risulta di impossibile comprensione da quando i miei figli hanno iniziato la scuola dell'obbligo.

Or bene: ogni anno, credo per apposita disposizione sovrascolastica, gli studenti delle scuole devono essere coinvolti in un'esercitazione con simulazione di emergenza. Non lo metto in dubbio, è importante che, in caso di necessità, sappiano come comportarsi senza creare caos.

La procedura prevede che escano dalle classi in fila ordinate e disciplinate, raggiungendo il punto di ritrovo ad essi destinato. Ovviamente il punto di ritrovo è in cortile. Ovviamente, essendo novembre, la temperatura non è mite.
Meno ovviamente, anzi assurdamente, questi studenti - perlomeno a Condove, dove vivo io -  escono all'aperto con lo stesso abbigliamento indossato in classe, ovvero senza giubbotti e cappelli, perché gli insegnanti impediscono loro di vestirsi, in quanto “bisogna fare in fretta!”.

Credo sia lecito porsi una domanda, anzi due:
  1. La scuola inizia a settembre. Poiché le adesioni agli scioperi da parte del personale scolastico  non attendono la fine di novembre per prendere avvio, anzi mi risulta spesso viaggino in concomitanza o quasi con l'inizio delle lezioni, sarebbe così difficile programmare invece l'esercitazione in un mese meno freddo? Rispondetemi voi, perché sono quattro anni che lo suggerisco in occasione del questionario di gradimento distribuito alle famiglie a  fine anno, ma nessuno mi considera. Nel tempo si sono avvicendati diversi dirigenti scolastici, ma la situazione è rimasta invariata. Un'emergenza non può verificarsi ad esempio ad ottobre? Non possiamo indottrinare gli studenti quando le temperature sono ancora gradevoli? Perché no? C'è il rischio che prima di fine anno gli scolari, così poco avvezzi alla disciplina, si dimentichino come comportarsi?
  2. Trattandosi di simulazione, è così difficile avvisare gli studenti due minuti prima dell'evento, affinché si vestano evitando di sostare all'aperto con temperature rigide, visto che, da quanto mi viene raccontato dai miei figli, solo i più cagionevoli di salute sono autorizzati a seguire tale procedura? Ci pensano già le influenze a ridurre le presenze in classe. E' il caso di favorirne l'insorgenza anziché tentare di combatterla? E' per caso prevista una convenzione con i medici di famiglia per aumentare il ricorso alle loro cure nel periodo prenatalizio?
Ricordo con affetto la mia maestra delle elementari: con le sue maniere e premure mi ha insegnato ad amare la realtà scolastica ed aveva sempre un occhio di riguardo per i suoi alunni, tant'è che nella stagione invernale, alla fine delle lezioni, prima che uscissimo verificava che fossimo tutti ben coperti. Era sola, non aveva aiuti, ma se la cavava benissimo.
Per carità, erano altri tempi, ma la buona scuola esisteva.
Faceva capolino nelle esercitazioni, nei colloqui, nei compiti a casa, nelle lezioni svolte con passione e non come un dovere da assolvere.
Oggi, invece, scusatemi, ma io la buona scuola non la vedo. Ne sento tanto parlare da notiziari e carta stampata, ma nei fatti non la ritrovo.

Cosa manca per iniziare? Magari un'esercitazione ad inizio anno? Sarebbe un bel punto di partenza.
Altrimenti risparmiamo carta, tempo e fotocopie.
E i questionari di gradimento di fine anno evitiamo proprio di distribuirli. O perlomeno, cambiamo lo slogan relativo alla buona scuola. Anziché scrivere “facciamo crescere il paese”, sostituiamo la frase con “intasiamo gli ambulatori pediatrici”. Raggiungeremo sicuramente prima l'obiettivo.

Nessun commento:

Posta un commento