pentola a pressione

Ho scelto questo nome per due ragioni: 1) la pentola a pressione dimezza i tempi di cottura. In un mondo che va di fretta risparmiare il 50 per cento è un indubbio vantaggio di partenza; 2) avevo una sola altra alternativa, ovvero chiamare il mio blog valvola di sfogo. Mi serviva un posto dove riversare i miei pensieri velenosi. Lanciare parole nel web anziché frecciate assassine a chi mi sta accanto può essere la valida soluzione per scongiurare l'esaurimento nervoso, condividendo malumori quasi quotidiani, sporadiche euforie ed anche qualche brontolio sommesso che, appunto, mi rende simile ad una pentola a pressione che necessita di "sfiatare".

martedì 5 luglio 2016

IL GIORNO DOPO

Sicuramente accadrà anche in altre parti del mondo e mi sarà sfuggito, ma io, che risiedo nello stivale, ho notato che noi italiani abbiamo una prerogativa che ci differenzia dal resto del creato: noi possediamo – o meglio crediamo di possedere - l'esperienza del giorno dopo.


Lo avrete verificato anche voi sicuramente: dopo le elezioni, tutti esperti di politica. Successivamente a Brexit, tutti abili economisti. Non parliamo poi degli europei e dei rigori sbagliati, che hanno partorito un popolo di numeri uno in campo calcistico.


Oggi, invece, è il giorno delle accuse di codardia.
All'indomani dell'eccidio di Dacca, in cui hanno perso la vita nove nostri connazionali barbaramente trucidati da un commando di jihadisti all'interno dell'Holey Artisan Bakery, un coro di voci accusatorie si è infatti levato all'indirizzo di Giovanni Boschetti.


L'uomo, imprenditore modenese da oltre 20 anni residente in Bangladesh, si trovava all'interno del locale in compagnia della moglie, Claudia Maria D'Antona, di Torino.
Si è allontanato un attimo dal gruppo dei commensali per rispondere ad una telefonata, ma è stato richiamato dalla consorte.
Quando si è voltato, ha visto un terrorista con il mitragliatore ed un altro armato di pistola vicino all'amata.
Di getto, come l'istinto di sopravvivenza suggerirebbe a chiunque di fare, si è nascosto in un cespuglio.
 Rannicchiato, ha udito gli spari, le grida, senza tuttavia riuscire a scorgere nulla.
Ha chiamato l'ambasciata italiana ed è stato sei lunghissime ore immobile, nel cuore della notte, cercando di capire cosa stesse accadendo fuori da quel guscio protettivo di vegetazione che lo nascondeva si' alla vista dei terroristi ma gli impediva anche di capirne di più.


Possiamo solo immaginare lo strazio di quest'uomo. Forse no, perché è difficile calarsi nei suoi panni.
Sapere che la tua vita potrebbe finire da un momento all'altro. Non riuscire nemmeno ad immaginare cosa stia accadendo a tua moglie, che non vedi ma che sai essere in mano a degli uomini dalla furia cieca.
Non è, fortunatamente, situazione in cui ci si venga a trovare tutti i giorni.

Quando finalmente ti salvi e le troupe fanno a gara per intervistarti ed ospitarti, visto che sei l'unico sopravvissuto e nemmeno tu sai perché, c'è chi ti guarda con compassione ma anche chi, con superiorità, ti definisce codardo.

Certo, se avessi affrontato a mani nude il commando saresti diventato un eroe.
Domandiamocelo, tuttavia: vale più un eroe morto od un codardo vivo?
Io, se il signor Boschetti fosse un mio congiunto, lo preferirei di gran lunga codardo. Andiamo a chiedere cosa ne pensi alla mamma di Faraz Hossain, il 19enne che i terroristi hanno risparmiato perché, da buon musulmano, è stato in grado di recitare un versetto del Corano a memoria. Sarebbe stato graziato ma, invece di allontanarsi, è rimasto in sala a sostenere le due amiche che lo accompagnavano, finendo trucidato con loro.
E' contenta questa donna di portare i fiori sulla tomba del suo figlio eroe o preferirebbe servirgli ancora la colazione al mattino?

No, per me Boschetti non è un codardo. E' un uomo.
Molto più umano del capitan Schettino, di Massimo Bossetti, di tutti quegli uomini che, loro sì, con codardia, alzano le mani sul viso, sul corpo e sulla psiche delle donne al loro fianco.

Ma senza arrivare a tali eccessi, di codardi è pieno il mondo ovunque.
Voi che non siete codardi, smettetela di gettare i mozziconi dal finestrino della vettura in corsa. Non passate con il rosso perché tutti gli impegni inderogabili sono i vostri. Non saltate la fila perché così fan tutti. Non evitate di pagare tasse e balzelli perché se siete fortunati la sfangate. Non timbrate il cartellino altrui e non fatevi timbrare il vostro da un collega compiacente. Non mettetevi in mutua quando non ne avete bisogno Fate i codardi dentro ad un cespuglio con un campo minato intorno. Non dietro una tastiera o comodamente seduti ad un posto in platea.

Godetevi l'oggi, perché, come diceva già a suo tempo Lorenzo il Magnifico, “del doman non v'è certezza”. E se la fortuna vi arride ed un domani vi attende ancora, passatelo a far qualcosa di meglio che scorgere sempre la pagliuzza nell'occhio altrui senza vedere la trave che è nel vostro.



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