pentola a pressione

Ho scelto questo nome per due ragioni: 1) la pentola a pressione dimezza i tempi di cottura. In un mondo che va di fretta risparmiare il 50 per cento è un indubbio vantaggio di partenza; 2) avevo una sola altra alternativa, ovvero chiamare il mio blog valvola di sfogo. Mi serviva un posto dove riversare i miei pensieri velenosi. Lanciare parole nel web anziché frecciate assassine a chi mi sta accanto può essere la valida soluzione per scongiurare l'esaurimento nervoso, condividendo malumori quasi quotidiani, sporadiche euforie ed anche qualche brontolio sommesso che, appunto, mi rende simile ad una pentola a pressione che necessita di "sfiatare".

domenica 14 febbraio 2021

TUTTO FINISCE, LE COSE BELLE SEMPRE PRIMA DELLE ALTRE, MA QUESTA VOLTA....


Penso sia piuttosto normale, quando si sta vivendo qualcosa di bello, avere paura che finisca.

Nella mia infanzia mi sono spesso sentita ripetere da mio padre "Un bel gioco dura poco" e non ho mai capito perché me lo dicesse. Forse una sorta di avvertimento per evitare che mi facessi troppe illusioni? Non so se sia stato questo a condizionarmi l'esistenza, fatto sta che talvolta mi riesce difficile godermi la felicità del momento senza pensare che poi inevitabilmente avrà termine.

Ho timore della morte, di quella degli affetti più cari ma soprattutto della mia. Cerco di pensarci di rado, perché è un evento che scombussolerebbe i miei piani e porrebbe fine a mille progetti per i quali mi sembra di non avere mai abbastanza tempo. Inoltre, ho una passione smisurata per le parole, ma anche per i numeri. E, quando trovo delle coincidenze numeriche, sono molto attratta dall'argomento. 

Per questo, quando una cara amica mi ha suggerito di leggere "Dimmi che non può finire" di Simona Sparaco, edito da Einaudi, che lei aveva appena terminato, ho pensato che facesse al caso mio. Oltretutto, l'autrice è una delle mie preferite: ha una penna leggera ma incisiva, sa come  coinvolgere emozionalmente il lettore. Quindi, ero praticamente certa mi sarebbe piaciuto. Non mi sbagliavo.

Vi si narra la storia di Amanda che, fin da bambina, scopre di avere un potere: conosce in anticipo la data di scadenza degli eventi gioiosi che la vedono coinvolta. Sono numeri che le si presentano all'improvviso. Occhieggiano da un cartellone pubblicitario, da un orologio rotto, da un display. Ogni cibo, prezzo, vetrina, evento, le lancia un messaggio, la mette in guardia: attenta Amanda, la felicità sta per finire.  Insomma, per non vederli, Amanda dovrebbe sempre tenere gli occhi chiusi. Ma, sicuramente, anche se lo facesse, sbucherebbero da qualche angolo della sua mente. Per evitare questo smacco, Amanda non vive appieno la sua vita. Senza amori, con pochi amici, vive in casa con la madre Emma, alcolizzata. 

Un giorno Amanda perde il lavoro e, per garantirsi un'entrata economica, accetta di fare da baby-sitter ad un bambino, Samuele. Il piccolo è orfano di madre, con una nonna particolarmente ingombrante (non in senso fisico, ma con eccessiva smania di controllo e piuttosto anaffettiva) ed un padre distratto. Amanda scopre che il bambino è figlio di Davide, un suo ex compagno di classe che non incontrava da anni. Anche Samuele è appassionato di numeri come Amanda e a poco a poco l'iniziale diffidenza tra i due lascerà spazio ad un profondo sentimento di amicizia. Samuele si farà strada nel cuore della donna fino ad occuparne il primo posto e tutte le convinzioni di Amanda inizieranno a vacillare. 

Amanda non ha mai amato i bambini, ha accettato il lavoro perché era convinta che in questo caso, anche con una data di scadenza, non sarebbe successo niente di strano. E invece arriva il destino a sparigliare le carte e... non vi dico di più altrimenti vi rovino la sorpresa.

Io ho amato questo libro perché mi ci sono riconosciuta. Gioco da sempre con i numeri. Mi piace ricondurli tutti ai minimi termini. Sommo le date tra di loro e, quando mi capita di far visita ai miei cari al cimitero, osservo spesso le date di nascita e di morte sulle tombe degli altri defunti, facendo calcoli alla ricerca di un filo comune.

Ho scritto un romanzo, che giace da 20 anni in un cassetto, che ruota tutto intorno ad una data. 

Ho un numero fortunato, il 28, che è anche il risultato della somma della mia data di nascita. La prima volta che sono andata con amici al Casinò, appena entrata in sala, l'ho puntato alla roulette e la pallina si è fermata su di lui, facendomi vincere. Al giro successivo, ho giocato il 9, che è il mio giorno di nascita e ho vinto nuovamente. Non vi dico la faccia del croupier. 

La mia seconda macchina era targata 42386T. Quella di mio marito (che all'epoca non lo era ancora) 42386M. Coincidenze? Mah...

Sono diventata mamma per la prima volta il 17/09/02: sommate le cifre ed otterrete il 28!

Ogni tanto mi perdo in questi giochi numerici, poi penso che siano frutto della mia mente malata. Però mi ci diverto. Scoprire che non sia solo una mia mania, mi ha resa felice. 

"Era sempre stato difficile per me spiegare cosa succede nella testa di chi osserva la vita attraverso la lente dei numeri, rendendosi conto di come i loro significati spirituali s'incastrino perfettamente con quelli materiali, e che nessuna data, nessun orario a cui prestiamo attenzione può essere davvero mai casuale".

Ho preso a prestito dal libro le parole di Amanda per spiegarvi il mio pensiero. Se vi ci riconoscete, correte in libreria, vi aspetta un'autrice "con tutti i numeri"!! 


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