10 Maggio 2018. Sono in coda sotto un sole cocente al Lingotto Fiere, in attesa di entrare al Salone del libro. Di fianco a me due uomini, anch'essi in fila, chiacchierano amabilmente. Riconosco uno dei due: Bruno Gambarotta, giornalista e scrittore di cui leggo ogni settimana la rubrica su Torinosette. Oggi non ricordo di cosa parlassero. Certamente non si trattava di argomenti personali, tant'è che, di punto in bianco, pur senza conoscerli, mi ritrovai coinvolta nelle loro chiacchiere (non mi faccio pregare se c'è da parlare!). Prima che la coda si dissolva ed ognuno vada per la propria strada, colgo l'attimo e chiedo a Gambarotta di scattare un selfie. E quando mi ricapita l'occasione?
10 Maggio 2019. Sto percorrendo i padiglioni del Salone del libro diretta ai miei stand preferiti quando, nel corridoio centrale di uno di essi, improvvisamente mi imbatto in Bruno Gambarotta. Pazzesco, due anni di fila lo stesso incontro! Con tutta la gente che c'è. Ovviamente gli chiedo un altro selfie, fosse anche solo per notare i nostri cambiamenti dopo un anno. Lui si presta allo scatto con la consueta gentilezza. Siamo entrambi piuttosto di corsa, mi sa che la foto lo possa testimoniare.
Maggio 2020: il Salone del libro salta a causa della pandemia, ma io continuo a leggere Gambarotta sull'inserto settimanale de La Stampa. E quanto mi piace il suo stile giornalistico! In men che non si dica arriviamo ad aprile 2021. Mia figlia ha appena ottenuto il bonus cultura per i diciottenni e conoscendo la mia passione per i libri decide di farmi una sorpresa "Mamma, scegline uno, te lo regalo io". Ho da poco letto la recensione di "La confraternita dell'asino" di Bruno Gambarotta, edito da Manni a fine dicembre e lo avevo inserito nell'elenco dei papabili. Detto fatto, il mio cadeau pasquale porta la firma di questo arzillo e vitale pensionato dalla chioma candida che, ai tempi in cui lavoravo a Torino, vedevo sfrecciare lungo via XX Settembre e via Alfieri in sella alla sua bicicletta,
Il romanzo prescelto si rivela un'ottima compagnia per la pausa pranzo odierna, nella quale, con ben due ore a disposizione che sembrano non finire mai (mannaggia alle palestre chiuse!) porto a termine la lettura del centinaio di pagine che lo caratterizzano.
La trama è allegra e stimolante, molto gradevole. Gambarotta meriterebbe un premio già solo per la fantasia dimostrata nella scelta dei nomi dei protagonisti. Delfino Malvasia, giovane giornalista che si ispira a Indro Montanelli, è alla ricerca di storie interessanti con le quali guadagnarsi la fiducia dei lettori e anche di Bartolomeo Fontesicura, il direttore del giornale con il quale collabora da precario. Completano il quadro le due matrone Consolata Vanapompa e Onorata Procella del Riofatato, il Marchese Prospero del Pozzo di Brandizzo, sua figlia Adelaide, il parroco don Perspicace Claretta, i professori Giuseppe Maria Primosale e Incontaminato Merola e via di questo passo.
Lo scoop del secolo sembra quasi sia in attesa di Delfino: lo aspetta a Varallo Sesia, a dorso di un asino sul quale i fedeli si avventurano chiedendo la grazia mentre ripercorrono il percorso compiuto da Gesù nella domenica delle Palme. Per raccontare la vicenda da protagonista, proprio come avrebbe fatto il suo mentore Indro Montanelli, Delfino prenota una passeggiata sul somaro fingendosi pellegrino. Ma qui casca l'asino (scusate ma ci stava...), perché l'impostore verrà smascherato e coinvolto in una missione volta a garantire la salvezza del ciuchino improvvisamente scomparso.
Non so se con questo gradevole testo Bruno Gambarotta volesse richiamare l'attenzione sulla creduloneria del popolo italico, sulle difficoltà dei giornalisti precari sempre in cerca di una notizia che li faccia emergere dall'anonimato (ne so qualcosa), sulle rinunce dettate dall'amore o su altri temi, ma il risultato cui mi ha condotta è stato di puro divertimento. A pagina 58 Delfino prova - sono parole sue - "uno tsunami di felicità" scattando un selfie con Adelaide, che lo ha conquistato dal primo momento in cui l'ha vista. Io non ho provato la stessa emozione quando ero in posa per gli scatti con Gambarotta, ma dell'autore ho comunque sempre ammirato lo stile letterario e la gioiosa vitalità.
Fidatevi, "La confraternita dell'asino"merita davvero di essere letto. Scorre così veloce che, giunta all'ultimo capitolo speravo che le pagine da leggere fossero ancora mille. Tra reliquie, santuari, precariato, moti popolari e molto altro ancora, sono certa che anche voi arriverete con il sorriso all'ultima pagina. E anche a voi verrà spontaneo porvi la domanda che mi si è accesa nella mente: quanti asini popolano il nostro pianeta?
In attesa che mi giunga la risposta, io aspetto la prossima storia a firma di Gambarotta. L'ha promessa nelle ultime righe del libro. Non vedo l'ora di ascoltarla dal vivo, appena le presentazioni letterarie torneranno ad essere fattibili. Inutile dirvi che sarò pronta per l'ennesimo selfie. E magari questa volta oserò ancora di più, chiedendogli pure l'autografo!



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