pentola a pressione

Ho scelto questo nome per due ragioni: 1) la pentola a pressione dimezza i tempi di cottura. In un mondo che va di fretta risparmiare il 50 per cento è un indubbio vantaggio di partenza; 2) avevo una sola altra alternativa, ovvero chiamare il mio blog valvola di sfogo. Mi serviva un posto dove riversare i miei pensieri velenosi. Lanciare parole nel web anziché frecciate assassine a chi mi sta accanto può essere la valida soluzione per scongiurare l'esaurimento nervoso, condividendo malumori quasi quotidiani, sporadiche euforie ed anche qualche brontolio sommesso che, appunto, mi rende simile ad una pentola a pressione che necessita di "sfiatare".

martedì 30 dicembre 2025

PREDATORI: UNA DISCESA ALL'INFERNO PER STOMACI FORTI, CONDOTTI DA STEFANO NAZZI


Il clown è per antonomasia un soggetto che piace ai piccoli. E infatti John Wayne Gacy, quando vestiva i panni dell'allegro pagliaccio Pogo, era l'anima delle feste dei bambini. Peccato che al suo profilo in pubblico si contrapponesse un'atroce spietatezza nel privato: John era la stessa persona che faceva divertire i bimbi e uccideva adolescenti seppellendoli sotto il pavimento della sua abitazione.

La sua storia, insieme a quella di molti altri squilibrati del genere, è magistralmente raccontata in "Predatori" di Stefano Nazzi, edito da Mondadori per la collana Strade Blu.

Il volume ci presenta soltanto una minima parte del lungo elenco di spietati assassini che, tra gli anni Sessanta e Novanta del secolo scorso, tennero sotto scacco l'FBI, lasciandosi appresso scie di sangue e morte.  Il male si nascondeva ovunque in quel periodo, tanto che gli inquirenti arrivarono a definire il momento "l'epidemia", che dà anche il titolo al primo capitolo del libro. 

Nelle circa 250 pagine di Predatori ci sono dettagli pieni di orrore, ricostruiti grazie alle confessioni dei serial killer e alle relazioni di due agenti dell'FBI, Robert Ressler e John Douglas. I due iniziarono a studiare gli assassini tracciando una sorta di mappa delle loro personalità. Profilarono i soggetti cercando schemi, modelli e elementi ricorrenti nelle abominevoli stragi che con stragrande frequenza costellavano le cronache dell'epoca. 

Bisogna essere appassionati del genere, per leggere questo libro. 

Ma anche essendolo, come nel mio caso, si rimane senza fiato dinnanzi a incredibili violenze, sezionamenti di corpi, torture, inganni. Non mancano le provocazioni:  c'è chi è felice di farsi dare la caccia, addirittura chi lascia la firma sul luogo del delitto, come il capo scout Dennis Lynn Rader, noto come BTK (acronimo di Bind, Torture, Kill, ovvero lega, tortura, uccidi). Sposato, membro della chiesa luterana di Cristo, con fantasie sessuali perverse,  Dennis fu acciuffato soltanto dopo 31 anni dal primo omicidio. Nemmeno la moglie e i figli capirono con chi condividevano la vita e l'abitazione. 

O meglio, probabilmente per la moglie -  a giudicare da quanto è scritto nel libro -  fu più facile, dopo essersi accorta di alcune stranezze nei comportamenti del marito,  fare finta di niente invece che agire (e io non mi capacito di come abbia potuto farlo).

Non anticipo nulla del volume, perché conosco la suspence che guida il lettore pagina dopo pagina e non voglio rovinare la sorpresa. L'ho letto in 24 ore, perché ogni volta che pensavo di chiuderlo mi riproponevo di affrontare  soltanto più la storia successiva, che poi cedeva inevitabilmente il passo a quella dopo ancora, tanto era coinvolgente la narrazione.  

Uno dei più famosi serial killer, Ted Bundy, disse: "Siamo i vostri figli, siamo i vostri mariti, siamo dappertutto".

Oltre alle storie che ho letto, è proprio questa frase che mi inquieta maggiormente. 

Da chi siamo circondati? Quanto sappiamo dei nostri vicini di casa, congiunti, colleghi di lavoro?

Questi uomini (ma non mancano le donne) sono stati giustiziati o imprigionati, ma quanti ne circolano ancora e non soltanto in America?

Rabbrividiamo leggendo cronache di violenze, stupri, omicidi, ma ci sembra che siano eventi molto distanti da noi. Invece, non possiamo fare previsioni. Solo, sempre, incrociare le dita sperando di non fare brutti incontri. 

Alcune potenziali vittime raccontate nel libro si sono salvate: non era il loro attimo per morire, il killer ha cambiato idea all'ultimo momento, sono riuscite a scappare oppure altre congiunzioni favorevoli hanno fatto sì che venissero risparmiate. 

Ma se al cinema siamo stati affascinati da Hannibal Lecter de "Il silenzio degli innocenti" perché sapevamo che si trattasse di finzione, lo saremmo altrettanto venendo a sapere che il nostro vicino di pianerottolo si nutre di carne umana?

Ho esagerato, certo, ma il male non è solo oltreoceano. Si annida ovunque, ci costringe a vivere sempre con le antenne vigili. E a volte non basta. 

Perché i predatori sono sempre esistiti e altri ne arriveranno.

Ma non sempre esistono giornalisti e scrittori tanto abili, come nel caso di Stefano Nazzi, nel ripercorrere le indagini e trasformarle in racconti. Storie  che, pur facendo inorridire, sono scritte  talmente bene da riuscire, nonostante tutto, a farci digerire fatti tanto cruenti. 

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