pentola a pressione

Ho scelto questo nome per due ragioni: 1) la pentola a pressione dimezza i tempi di cottura. In un mondo che va di fretta risparmiare il 50 per cento è un indubbio vantaggio di partenza; 2) avevo una sola altra alternativa, ovvero chiamare il mio blog valvola di sfogo. Mi serviva un posto dove riversare i miei pensieri velenosi. Lanciare parole nel web anziché frecciate assassine a chi mi sta accanto può essere la valida soluzione per scongiurare l'esaurimento nervoso, condividendo malumori quasi quotidiani, sporadiche euforie ed anche qualche brontolio sommesso che, appunto, mi rende simile ad una pentola a pressione che necessita di "sfiatare".

lunedì 5 gennaio 2026

GENITORI NON SI NASCE, LO SI DIVENTA. E NEL TEMPO SI IMPARA SEMPRE QUALCOSA DI NUOVO


Un padre e un figlio, divisi a metà (raffigurati in copertina vediamo solo una parte di loro), ma uniti da un telefono senza fili realizzato con due barattoli collegati da un filo rosso. Uno di quei mezzi di comunicazione con il quale chissà quante volte abbiamo giocato da bambini, che funzionano benissimo anche grazie ad una buona dose di fantasia.

È questa l’immagine di copertina di “Ti telefono stasera”, ultima fatica dello scrittore partenopeo Lorenzo Marone, edito da Feltrinelli.

Di questo autore ho già letto in passato parecchi volumi e tutti mi hanno lasciato un ottimo ricordo. Non da meno è anche questo ultimo romanzo, che approfondisce il rapporto tra un padre e un figlio, offrendoci importanti spunti di riflessione e simpatici siparietti che suscitano allegria.

Giobatta Coppola, per gli amici Giò, separato dall’ex moglie (che ha soprannominato Veleno ed è inutile vi spieghi perché), non ha un gran rapporto con il loro figlio, Duccio, che vive con la mamma.

La donna è molto categorica: vieta al bambino dolciumi, fritture, gli impone rituali lavaggi serali, gli fa frequentare un corso di nuoto. Insomma, si comporta come gran parte delle madri (faccio ammenda, appartengo alla medesima categoria) che, credendo di agire per il loro bene, impongono comportamenti che ai bambini non fanno molto piacere, privandoli di quella spontanea libertà che dovrebbe invece caratterizzare l’infanzia.

Improvvisamente, la donna deve partire per un anno di lavoro all’estero.

Ad occuparsi di Duccio sarà quindi il papà, che dovrà ricalibrare la sua vita sulla base delle esigenze del bambino. Pargolo che, nonostante i suoi soli 9 anni (quasi 10) di vita, vanta già una buona dose di saggezza che lascerà di stucco anche il genitore.

Giò ha una vita che si potrebbe definire abbastanza standard: il suo lavoro consiste nel leggere le previsioni del tempo in tv e questa sua popolarità gli consente anche di avere una buona presa sul parterre femminile. Lui, comunque, dal canto suo non si tira mai indietro, anzi: non perde infatti occasione per fare il cascamorto con donne che non appartengono alla sua fascia d’età. Ha 50 anni, ma il suo standard di donna tipo è di almeno 15 anni più giovane.

È insomma il classico uomo farfallone, che fugge appena la fidanzata di turno manifesta l’intenzione di avere un figlio. Lui, che un figlio ce l’ha già, pur non avendogli mai dedicato tanto tempo, non sente affatto l’esigenza di diventare nuovamente padre.

L’arrivo di Duccio nella vita di Giò cambierà le percezioni profondamente egoistiche dell’uomo, facendogli ripercorrere tutta la sua vita. Gli offrirà l’occasione di porsi interrogativi sulla felicità, mostrandogli quanta fatica sia necessaria per crescere un figlio.

Giò non avrà più tempo per nient’altro che non sia dedicarsi al bambino, portarlo a scuola, fargli fare i compiti, accompagnarlo alle attività sportive e rispondere alle numerose domande che il figlio, dapprima schivo e poco propenso ad aprirsi a manifestazioni di affetto nei confronti del genitore, gli porrà nel corso dei mesi della loro convivenza.

Quando Duccio dovrà far ritorno dalla mamma, Giò proverà quella stretta al cuore che mai aveva avvertito prima. Ma, al contempo, si renderà anche conto delle sue fragilità e paure da uomo adulto, nonché della crescita personale e dell’arricchimento che l’arrivo del bambino hanno portato nella sua vita.

La storia contempla anche altri personaggi, tra cui spiccano la madre e il padre di Giò, i suoi ex suoceri, la sorella minore Lulù e il nipote Riccardo, la loro gatta Mafalda, l’amico del cuore Paco Meraviglia, flirt temporanei e ex compagni di scuola.

Nessuno, però, ha uno spazio importante nella vita di Giò come quello che Duccio torna ad occupare.

Lorenzo Marone scrive una bella frase nel libro: “Fare famiglia è imparare a danzare nel disordine”.

Ma la danza è espressione di allegria e felicità, in grado di sovrastare quel caos senza il quale le nostre vite sarebbero tutte uguali, monotone e davvero noiose. Lorenzo Marone, da padre separato, sa quanto sia difficile crescere e gestire un figlio. Ma sa anche quanto sia altrettanto complesso e impossibile riempire quel buco profondo che la sua assenza può provocare. Ed è probabilmente proprio questa sua consapevolezza che ha ispirato la vena creativa del romanzo, regalandoci uno spaccato familiare profondo, molto piacevole e scorrevole da leggere.

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