pentola a pressione

Ho scelto questo nome per due ragioni: 1) la pentola a pressione dimezza i tempi di cottura. In un mondo che va di fretta risparmiare il 50 per cento è un indubbio vantaggio di partenza; 2) avevo una sola altra alternativa, ovvero chiamare il mio blog valvola di sfogo. Mi serviva un posto dove riversare i miei pensieri velenosi. Lanciare parole nel web anziché frecciate assassine a chi mi sta accanto può essere la valida soluzione per scongiurare l'esaurimento nervoso, condividendo malumori quasi quotidiani, sporadiche euforie ed anche qualche brontolio sommesso che, appunto, mi rende simile ad una pentola a pressione che necessita di "sfiatare".

sabato 2 maggio 2026

ALEX ZANARDI, L'UOMO DEI 5 SECONDI

 


Ci sono vite di persone famose, diffuse generosamente con istantanee sui social, delle quali mi interessa meno di zero. Poi ci sono altre persone (altrettanto se non più famose delle varie soubrette ed influencer di turno), che mi affascinano in duplice maniera.

Innanzitutto le stimo perché si tengono distanti dal mondo virtuale e non si preoccupano del numero di like, interazioni o followers raggiunto, che pare sia ormai divenuto uno sport quotidiano. Ma in particolare apprezzo le loro vite perché sono particolari, interessanti, resilienti e spesso fuori dal comune.

Alex Zanardi, scomparso prematuramente ieri, apparteneva alla seconda categoria.

Non ho mai avuto la fortuna di conoscerlo dal vivo – e questo resta un grande rammarico - ma ho sempre letto con interesse e gran rispetto la notizia delle sue mirabolanti imprese, prima e dopo l’incidente di Formula 1 che nel 2001 lo lasciò privo delle gambe.

Proverbiale era la sua regola dei 5 secondi: “Quando in una gara ti accorgi di avere dato tutto, ma proprio tutto, tieni duro ancora cinque secondi, perché è lì che gli altri non ce la fanno più».

Già da questo motto si poteva capire molto della grinta che gli scorreva nel corpo come linfa vitale.

Nel 2020 - quando dopo il gravissimo incidente in F1 che aveva costretto i medici ad amputargli le gambe - rimase nuovamente coinvolto in un sinistro, questa volta con la sua handbyke, con la quale aveva conquistato più volte il podio paralimpico, pensavo che anche in questa seconda dura prova della vita, se fosse sopravvissuto, ci avrebbe insegnato molto.

Non mi sbagliavo, perché ha continuato a farlo, a modo suo, nel lungo periodo di riabilitazione di cui abbiamo sempre avuto scarne notizie grazie alla tutela della privacy operata dalla famiglia.

Dapprima senza gambe, poi con gravi disturbi neurologici e muscolari, Alex Zanardi non si è mai arreso: ha sempre saputo dimostrarci la sua grande resilienza.

E ieri, mentre tutti noi festeggiavamo un giorno di festa dal lavoro, lui, che del lavoro fisico e della fatica era sempre stato encomiabile rappresentante, si è congedato dal mondo terreno lasciandoci orfani della sua grande umanità.

La Stampa oggi annuncia la sua scomparsa titolando “Non diciamogli addio ma grazie”.

Ed è un titolo veramente profondo, che la dice lunga sul rispetto che tutti noi dovremmo avere nei confronti di persone così carismatiche.

Non sto a ripercorrere la sua vita, i suoi successi e le disgrazie che lo hanno colpito: ci penseranno giornali e commemorazioni varie.

Ma, affranta come se fosse venuto a mancare un parente, una persona di famiglia, uno stretto conoscente, credo che ognuno di noi dovrebbe fermarsi qualche secondo a riflettere sul vero significato della parola grazie.

Non c’è espressione di gratitudine migliore di queste due sillabe, ormai desuete.

A mio avviso non ci sono regali, titoli, premi, denaro contante o altri riconoscimenti che spieghino altrettanto bene l’apprezzamento che una persona nutre nei confronti di un’altra.

Ecco, a modo mio, per quel poco che conta nella moltitudine di figure che gli renderanno omaggio, anche io ad Alex voglio dire un sincero grazie.

Grazie Alex, per la tua onestà, grinta, per la resistenza, per l’impegno che hai sempre profuso per onorare la vita che ti è stata donata, anche quando probabilmente sarebbe stato più facile arrendersi e gettare la spugna, chiudendo i conti con la sofferenza.

Grazie per i tuoi occhi brillanti nei quali ho sempre intravisto una luce particolare, vivida e allegra, oltre che una grande motivazione.

Grazie Alex, sei stato un uomo completo ed un grandissimo esempio.

Eri grande e lo resterai per sempre.

Guccini e Vecchioni ti avevano dedicato “Ti insegnerò a volare”, una canzone che amo molto.

Tu volavi già da tempo, ora sei solo un po’ più in alto.

Riposa in pace, Alex Zanardi: io non ti dimenticherò.

Consapevole e ammirata nel sapere che tu i denti li hai sempre stretti, molto più che negli ultimi 5 secondi delle tue gare.

Nessun commento:

Posta un commento