Nobody's Girl, ovvero la ragazza di nessuno. Eppure, nel suo libro edito in Italia da Bompiani, Virginia Roberts Giuffre racconta le brutalità commesse da chi, in virtù della sua potenza economica e della notorietà, pensava che lei potesse essere la ragazza di tutti.
Un libro denuncia, pubblicato postumo su espressa volontà dell'autrice, che si è tolta la vita nel 2025. O, meglio, questa è la notizia che ci è giunta, sulla cui veridicità confesso di nutrire alcuni dubbi. Soprattutto per il fatto che la donna, come riportato anche nel volume, aveva detto ai familiari più stretti di diffidare di chiunque avesse attribuito la sua morte ad un suicidio.
Virginia temeva per la sua incolumità e per quella della sua famiglia. C'erano nomi troppo altisonanti nel parterre di chi l'aveva abusata a lungo, gettandola in uno stato di prostrazione fisica e anche mentale.
Madre amorevole di 3 figli, violata dal padre e da un amico quando aveva soltanto 7 anni, con il suo memoir steso nell'arco di quattro anni ha fatto luce - o perlomeno ha tentato di farlo - su alcuni degli innumerevoli casi di abusi sessuali che insozzano il mondo.
Data in pasto a decine di persone ricche e potenti, Virginia è stata usata, umiliata, trasformata da giovane adolescente nel fiore dei suoi anni a schiava sessuale privata di qualsiasi dignità.
Sicuramente. è stata più fortunata dopo le nozze, celebrate in giovane età: ha trovato un uomo amorevole, che l'ha amata di quel sentimento profondo che in precedenza le era sempre stato negato.
Forse, suo marito Robert è riuscito a farle cambiare idea sulla razza umana, mostrandole il lato bello del cosiddetto sesso forte. O, probabilmente, è quello che mi piace pensare.
La molla per denunciare è scattata con la nascita del terzo figlio, la prima femmina dopo due maschietti. Virginia, guardandola negli occhi, ha capito che fosse giunto il momento di dare inizio alla sua battaglia, per evitare che altre donne dovessero subire le stesse sofferenze che avevano contraddistinto la sua gioventù.
Non ha esitato a denunciare gli abusi subiti: ha fatto nomi di persone importanti, che frequentavano Jeffrey Epstein, ex finanziere convinto che i suoi soldi potessero permettergli tutto, anche raccapriccianti condotte illecite. Nello specifico, abusi sessuali e cessione di minori per soddisfare le peccaminose voglie di amici e frequentazioni strette.
Epstein non è arrivato al processo: si è vigliaccamente suicidato in carcere, dove era preventivamente detenuto.
Nelle ultime righe del memoir Virginia affermava di avere una bomba emotiva ad orologeria nel suo corpo. Per disinnescarla servivano amore, verità, comprensione, assenza di giudizio e soprattutto empatia.
Quell'empatia che le è mancata per troppo tempo e che - a giudicare dai commenti sui social che si possono trovare ancora oggi, a quasi un anno dalla sua scomparsa (è morta nell'aprile 2025) - continua ad essere assente, sostituita da pesanti giudizi nei suoi confronti.
Il traffico sessuale di minori, sia maschi che femmine, è molto più diffuso di quanto pensiamo. Questo libro, crudo e raccapricciante, ci apre gli occhi su una triste realtà che dobbiamo cercare di combattere in qualsiasi modo.
Ci sono fondazioni create appositamente per contrastare questi comportamenti e dare sostegno a chi trova il coraggio di denunciare, superando la comprensibile preoccupazione che l'esporsi al giudizio pubblico può provocare.
Ma anche soltanto avere il coraggio di affrontare certe letture, che ci conducono in gironi infernali che pensiamo possano esistere soltanto nelle trame dei film horror, è già un primo passo.
Si tratta di vicende che talvolta sono nascoste dalla porta di casa dei nostri vicini, ma che Virginia ha tirato fuori - chissà con che fatica - dai cassetti della sua memoria, per rivelare al mondo intero tutte le aberrazioni di cui è capace l'essere umano .
"Ciascuno di noi - scriveva - può essere artefice di un cambiamento positivo. Spero in un mondo in cui i predatori vengano puniti. Immaginarlo è il primo passo. E se questo libro ci permetterà di avanzare anche di un solo centimetro verso quella realtà, se aiuterà anche una sola persona, avrò raggiunto il mio obiettivo".
Lo scriveva mentre era ancora in vita, ma sono certa che il suo sacrificio non sarà stato vano se saremo in grado di raccogliere il suo testimone. Se, animati dal suo stesso senso di giustizia, pur non essendo (per fortuna) stati coinvolti in maniera diretta da queste incredibili vicende, continueremo a sottolineare l'importanza della denuncia.
Facendo attenzione ai gesti, agli atti, ma anche alle parole.
Perché, ed è notizia di questi giorni, termini come dissenso, consenso e volontà contraria vanno usati a proposito e non a casaccio. Perché le parole sono armi. E il rischio che vengano interpretate come lasciapassare anziché espressione di negazione è sempre dietro l'angolo.

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