Mi chiedessero oggi cosa stessi facendo quasi un anno fa, in quella data, non saprei rispondere.
Sono fortunata: non ho bisogno di alibi.
C'è una donna, invece, che quel giorno lo ha ben impresso nella mente.
Quella donna si chiama Lucia Annibali, avvocato 37 enne, vittima di un episodio di violenza commissionato dal suo ex fidanzato che, proprio il 29 marzo 2014, è stato condannato a 20 anni di reclusione.
Lucia ha avuto il bel viso sfigurato da un getto di acido che un uomo incappucciato, nascosto dentro il suo appartamento di Pesaro, le ha lanciato addosso su mandato del suo ex fidanzato, Luca Varani, anch'egli avvocato, con cui aveva avuto una tormentata relazione nell'agosto del 2012.
La sola colpa di Lucia, oltre che innamorarsi dell'uomo sbagliato, è stata quella di decidere di troncare la storia d'amore, innescando nell'uomo la sete di vendetta.
Durante il travagliato rapporto Lucia aveva già avuto segnali che la storia non filasse nel verso giusto: bugie, sbalzi di umore, improvvisi moti violenti di Luca sarebbero dovuti suonare come un campanello d'allarme, ma l'amore aveva prevalso, relegando in un angolo nascosto le avvisaglie del pericolo dietro l'uscio di casa.
Soltanto dopo l'agguato, ricostruendo l'accaduto, Lucia si è accorta che tanti piccoli tasselli messi insieme combaciavano dando vita ad un terribile puzzle.
La sua tragica vicenda è ben ricostruita nel libro "Io ci sono. La mia storia di non amore" scritto a quattro mani con Giusi Fasano, giornalista del Corriere della Sera.
Nel volume sono riportate con perfezione ed incredibili dettagli tutte le fasi della vicenda: dal corteggiamento all'agguato, avvenuto il 16 aprile 2013, passando per i numerosi interventi chirurgici, il rischio di perdere la vista, il supporto di amici e parenti.
Su tutto spicca l'incredibile tenacia e voglia di non lasciarsi sopraffare di questa donna, determinata a riprendere in mano la sua vita.
"Io non mi arrendo - ha dichiarato - e questa ferita diventerà la mia forza".
Ha mantenuto la parola data e vien da chiedersi come abbia fatto, guardandola immortalata in foto spensierate con amiche, per voltare pagina e ritrovarla orribilmente deturpata dopo gli interventi di chirurgia con cui si è tentato di restituirle un aspetto umano.
Lucia era una donna bellissima, un tempo.
Oggi i tratti somatici del suo viso sono ancora riconoscibili e le ustioni sono state minimizzate, anche se è impossibile non vedere i segni lasciati dall'acido sulla pelle del volto.
Lucia è diventata l'icona del riscatto: per il suo coraggio e la dignità con cui ha reagito alle conseguenze dell'aggressione è stata nominata Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica dal presidente Giorgio Napolitano.
La cerimonia è avvenuta l'8 marzo 2014, giorno della festa della donna.
In giro per il mondo, però ci sono ancora tante, troppe Lucie vittime di amori malati, nei quali l'uomo crede che amare voglia dire impossessarsi della vita del partner e piegarla a proprio piacimento.
Amare vuol dire mettersi nei panni dell'altro, mai sopraffare.
Chi ama non picchia, non stupra, non aggredisce.
Non me ne vogliano i fiorai, ma mi piacerebbe che per la festa della donna che è alle porte gli uomini scegliessero una volta tanto un'alternativa alla mimosa, regalando alle loro compagne questo libro.Magari leggendolo prima di loro, per capire che l'amore non è possesso, ma condivisione.
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