pentola a pressione

Ho scelto questo nome per due ragioni: 1) la pentola a pressione dimezza i tempi di cottura. In un mondo che va di fretta risparmiare il 50 per cento è un indubbio vantaggio di partenza; 2) avevo una sola altra alternativa, ovvero chiamare il mio blog valvola di sfogo. Mi serviva un posto dove riversare i miei pensieri velenosi. Lanciare parole nel web anziché frecciate assassine a chi mi sta accanto può essere la valida soluzione per scongiurare l'esaurimento nervoso, condividendo malumori quasi quotidiani, sporadiche euforie ed anche qualche brontolio sommesso che, appunto, mi rende simile ad una pentola a pressione che necessita di "sfiatare".

martedì 24 febbraio 2015

PERBENISTI NOSTRANI (NON NEL MIO CORTILE)





Ieri sera "Striscia la notizia" ha mandato in onda un servizio, avente per oggetto un massaggiatore dalle mani un po' lunghe, che trovatosi sul lettino una donna in abbigliamento intimo recatasi nel suo studio per porre rimedio ad un dolore, non resisteva, pur tentando di far credere a capacità miracolose, a palpeggiarle seno e natiche, adducendo inesistenti giustificazioni.

Colto con le mani nel sacco dalla troupe di Striscia, che aveva inviato la paziente complice, l'uomo non provava minimamente vergogna e, anziché confessare l'accaduto, minacciava l'inviato di ricorrere al maresciallo della locale stazione per tutelare i propri diritti.

Sarebbe potuto succedere ovunque, ma il fatto che sia accaduto nel mio paese di residenza, un Comune di poco meno di 5 mila anime, dove praticamente tutti o quasi si conoscono, ha fatto sì che, tra tanti risolini  e  molti commenti ironici, anche alcune voci sdegnate si levassero all'indirizzo della trasmissione.

Questa mattina nei negozi, su Facebook, dinnanzi la scuola, non si parlava d'altro.

Tra i tanti "ma chi non lo sapeva?", "Sono anni che la gente mormora", "Ah sì, so di mogli che non fidandosi si portavano appresso il partner durante i trattamenti", non sono mancati i brusii di chi lamenta un'eccessiva gogna mediatica dell'uomo, oltretutto non più giovanissimo e, alcuni sussurrano, probabilmente anche non più in pieno possesso delle proprie facoltà mentali.

Innanzitutto una premessa: la trasmissione si chiama "Striscia la notizia. La voce dell'indecenza".

E' normale, pertanto, si occupi di andare a scovare servizi che facciano leva sullo sdegno collettivo.

Non conosco personalmente "l'imputato" e non ho mai messo piede nello studio del suddetto massaggiatore (del quale, fra l'altro, nel video volto e voce sono stati camuffati e quindi resi irriconoscibili). Non posso quindi parlare in prima persona.
Aggiungo però che mi ha dato un po' fastidio, tra le varie allusioni, leggere su un social che qualcuno, non avendo visionato il servizio e non essendo stato diffuso nome e cognome dell'uomo, abbia pensato, seppure in buona fede, che si trattasse di un altro professionista del settore, più giovane, che opera nel medesimo comune e di cui invece riconosco le doti terapeutiche.

Carnevale è passato, togliamoci la maschera: chi di noi, se fosse stato direttamente coinvolto od avesse avuto qualche familiare oggetto del medesimo trattamento non avrebbe denunciato l'accaduto?
Se molti sapevano, perché fino ad oggi hanno taciuto?

Come sempre, la notizia morbosa la si legge quando è sufficientemente "fuori le mura".
La classica sindrome Nimby, acronimo inglese che sta a significare Not In My Back Yard, ovvero "Non nel mio cortile".
Si tratta dell'atteggiamento che si riscontra nelle proteste contro opere di interesse pubblico o non  che hanno, o si teme possano avere, effetti negativi sui territori in cui verranno costruite.
In questo caso, ha funzionato anche nei confronti delle persone che dovrebbero operare a fin di bene.

Non nel mio cortile, non nel mio Comune.
Di ciò che accade fuori non mi interesso, ma non tirate in ballo il posto e la gente dove vivo.

La stessa cosa accadde anni fa, quando il vice parroco di un comune limitrofo fu indagato con l'infamante accusa di pedofilia.
Mezzo paese si schierò al suo fianco, perché era impossibile che un giovane così per bene fosse colpevole e si fosse macchiato di tali reati.
Erano i giornali che volevano infangarlo.
Seguì la rimozione del soggetto dall'incarico, il trasferimento in una comunità e poi, anni dopo, eccolo nuovamente indossare l'abito talare in altra regione, dove probabilmente arrivò soltanto un curriculum positivo, privo delle voci infamanti.

L'unico appunto che posso fare all'autore del servizio di Striscia  è di aver ripreso dall'esterno l'abitazione dell'uomo, facendo sì che i residenti capissero senza possibilità di errore di chi si parlasse. Le sole riprese interne, con l'acchiappamosche ed il termometro appesi al muro, avrebbero lasciato maggiore suspense.
Non sono dispiaciuta per il massaggiatore anomalo, piuttosto per i suoi famigliari, costretti loro malgrado da ieri sera ad essere additati ogni qualvolta usciranno di casa.

Se l'uomo è malato, va curato. Che abiti qui od altrove, se vogliamo aiutarlo facciamolo.
Non scagliandoci su una trasmissione televisiva, ma correndo ai ripari prima che faccia del male ad altri.

"Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce", recita un vecchio adagio.
Ecco: cerchiamo di potare i rami se l'albero è malato, togliamo le foglie secche ai suoi piedi, confiniamolo in uno spazio dove non possa danneggiare le piante rigogliose che gli stanno intorno, proviamo ad infondergli nuova linfa vitale.
Non lasciamo che i gangli velenosi si appiglino ad altri alberi, facendo del male alla collettività.

E soprattutto, smettiamola di fare i perbenisti ipocriti.

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