Si tratta di "Una madre lo sa. Tutte le ombre dell'amore perfetto" di Concita De Gregorio, giornalista e scrittrice, autrice di vari saggi e madre di quattro figli.

Non è un testo recente, ha visto la luce nel 2006 ed ha in copertina una foto di una bella madre dall'aria realizzata, che fa capolino da dietro un ombrellone da spiaggia sorridendo all'obiettivo insieme a quelli che presumo siano i suoi figli.
Inutile dire che la mia smania di lettrice, insieme al prezzo contenuto, mi hanno suggerito di aggiungere il libro al resto della spesa.
Se ho un testo sul comodino, difficilmente ci resta a lungo.
Così ieri sera l'ho iniziato ed oggi, complice la domenica piovosa e le poche pagine (119 in tutto), l'ho anche finito.
La critica de "il Sole 24 ore" in copertina riportava "Ventidue storie, forti come una denuncia, per ricordare che nella maternità non esistono cliché".
In effetti ogni donna vive il dono più bello del mondo in maniera diversa da altre sue simili.
C'è chi sceglie di riprendere in fretta il lavoro, chi non ne vuole sapere di affidare il proprio neonato ad altri, chi decide di mettere al mondo una creatura affrontando la gravidanza, il parto e gli anni successivi in maniera autonoma, senza nessuno a fianco, chi non riesce a coronare il sogno di diventare madre per impedimenti naturali o di altra sorta.
Ogni donna ha una storia a sé.
Ma tutti, da fuori, rivendicano il diritto di poter sindacare le scelte altrui e soprattutto di porre dei paletti fissi per giudicare se la puerpera sia una buona madre o no.
Ebbene, questo libro, che consiglio vivamente a tutti, aiuta a far chiarezza ricordando che, sebbene il settore medico abbia fatto passi da gigante, i vari esami prenatali e la tecnologia non possono impedire lo sconvolgimento emotivo che attraversa il corpo e la mente di una donna.
Anche nomi famosi come Valentina Vezzali, Brooke Shields (di entrambe, tra le altre, si narrano le vicende nel volume), Claudia Gerini, sono state messe alla gogna per le decisioni assunte dopo il lieto evento. Tutti pronti a dare addosso, così come a voltare le spalle - più o meno volontariamente - quando la madre lancia grida di aiuto, velate o no.
I modi di essere madre, o di non esserlo affatto, sono tanti e pieni di sfaccettature.
La medicina ci consente di conoscere in anteprima il sesso, le misure, lo stato di salute del feto, addirittura di scorgerne i tratti somatici mentre è ancora nella pancia della mamma.
Non ci aiuta però a capire i timori che assillano una donna dal concepimento a ben dopo la nascita, forse addirittura tutta la vita. La paura di essere inadeguata, troppo assillante, insomma, di essere considerata una cattiva madre.
Tra le ventidue storie riportate anche quella di un'ostetrica che in 44 anni di attività ha fatto nascere più di diecimila bambini, senza contare i gemelli: "Ora i familiari che aspettano fuori l'unica cosa che chiedono quando il parto è finito è il peso del bambino. Del resto sanno già tutto. La prima domanda è davvero sempre questa: "Quanto pesa?". La cosa che mi colpisce, specialmente se ripenso agli inizi, è che nessuno chiede mai subito come sta la madre. Nessuno tranne la madre della madre, che sempre - sempre - chiede per prima cosa come sta sua figlia".
Del mio primo parto, piuttosto lungo e travagliato, iniziato naturalmente ma conclusosi con un cesareo d'urgenza, ricordo come fosse ieri la faccia angosciata di mia madre nel non potersi rendere utile per lenire la mia sofferenza.
Al contempo, tuttavia, ho anche ben impressa la frase che mio padre in ospedale, subito dopo la nascita della nostra primogenita, disse a me e mio marito ancora frastornati dall'evento: "Questa qui vi cambia la vita".
Il neo nonno lasciò la frase in sospeso, senza completarla precisando se ce l'avrebbe cambiata in meglio od in peggio.
Io automaticamente pensai alla prima ipotesi ed il tempo mi diede ragione, tanto da indurci a regalarle anni dopo un fratellino.
Dopo aver letto il libro di Concita ho capito che sono stata fortunata, ma che non per tutte le madri può esser così.
Fino ad oggi anche io ero tra quelli che si permettevano di poter giudicare.
La lettura mi ha aperto gli occhi e fatto capire che in realtà sarebbe meglio non permettersi di farlo.
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