pentola a pressione

Ho scelto questo nome per due ragioni: 1) la pentola a pressione dimezza i tempi di cottura. In un mondo che va di fretta risparmiare il 50 per cento è un indubbio vantaggio di partenza; 2) avevo una sola altra alternativa, ovvero chiamare il mio blog valvola di sfogo. Mi serviva un posto dove riversare i miei pensieri velenosi. Lanciare parole nel web anziché frecciate assassine a chi mi sta accanto può essere la valida soluzione per scongiurare l'esaurimento nervoso, condividendo malumori quasi quotidiani, sporadiche euforie ed anche qualche brontolio sommesso che, appunto, mi rende simile ad una pentola a pressione che necessita di "sfiatare".

giovedì 5 febbraio 2015

DONNE DIVERSE

Due storie, protagoniste altrettante donne, profondamente diverse.
Una l'ho sentita stamane alla radio, ed è la vicenda di Tess Christian.
L'altra l'ho appresa navigando sul web, ed ha per protagonista Beatrice Niciarelli, giovane copywriter di Perugia.

Tess è londinese, ha quasi 50 anni e da circa 40 non sorride. Una scelta ponderata, grazie alla quale oggi - a detta sua e di chi la conosce - può vantare un aspetto giovanile ed una pelle priva di rughe.
Terrorizzata dal passare del tempo (facendo due rapidi calcoli il timore deve averla colta in tenera età, a metà degli anni 70, quando non mi risulta  la cura maniacale del proprio aspetto estetico fosse uno degli obiettivi principali di una bambina) la Christian si è  imposta di controllare la mimica facciale ed ora afferma con orgoglio: "Non ho sorriso nemmeno quando è nata mia figlia".
Complimenti. Io fossi l'erede sarei veramente orgogliosa di avere una madre del genere.

Beatrice, invece, non ha potuto scegliere.
A cercare di spegnere il suo sorriso è arrivata la diagnosi, lo scorso anno, un mese prima della torta con 31 candeline, di un cancro intestinale al quarto stadio, con metastasi.
Beatrice condivide le sue paure, la sua speranza, il suo dramma quotidiano su un blog, che ha chiamato Ospite inatteso, come la malattia che ha preso dimora nel suo corpo e che lei è fermamente intenzionata a sfrattare.

Fa effetto guardare le sue foto, lo sguardo di sfida con cui affronta una battaglia che non ha alcuna intenzione di perdere.
Beatrice non ha paura delle rughe. Ha timore di non vederle comparir sul suo volto.
Non vuole fermare il tempo. Vuole averne ancora molto a disposizione.
Beatrice scrive bene ed usa il suo talento per comunicare agli altri le sue sensazioni.

Tess si offre all'obiettivo con lo sguardo spento e la vitalità di un encefalogramma piatto.

Non voglio arrogarmi il diritto di giudicare le decisioni altrui. Ognuno sceglie di vivere come meglio crede.

So soltanto che Beatrice vuole vincere: per se stessa, per i suoi nipoti, per la sua famiglia, per dimostrare che la vita è un gran dono da non sprecare in inutili facezie.
Io spero vivamente che le sue aspettative avranno la meglio, che quella che le si è presentata dinnanzi sia soltanto una sfida, un inciampo inatteso che la aiuterà a rialzarsi più forte di prima.
Spero, insomma, che dopo un triste presente, la attenda un grande futuro.

Tess invece ha gia' vinto. Ha vinto la notorietà che la sua scelta le sta facendo avere nel mondo virtuale. Ha il volto liscio - guardate le foto, a me sembra anche un po' gonfiato ma sarà il mio
scettiscismo a mostrarmelo così - dell'adolescenza che probabilmente le è stata rubata e non ha potuto godersi.
Ha vinto - penso non possa smentirmi - una vita piatta, senza emozioni, senza risate sguaiate, priva di spettacoli comici, orfana di una curvatura degli angoli della bocca.
Mi auguro per lei che sia convinta sia valsa la pena sottoporsi a tante rinunce per avere un volto piallato.

Io, dopo aver letto della sua incredibile scelta, guardo con meno orrore quelle antiestetiche zampe di gallina che mi adornano gli occhi, quelle rughe di espressione intorno alle labbra (ho il vizio di piegarle all'insù un po' troppo spesso), quel simpatico reticolo che mi incornicia il viso.

Avrete capito come la penso ed anche chi tra le due donne sia la mia preferita.
Se cosi' non fosse, prendo a prestito un aforisma di Charlie Chaplin per spiegarmi meglio:
"Un giorno senza sorriso è un giorno sprecato".




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