Mentre il Presidente (o dovrei scrivere Presidenta/Presidentessa?) Laura Boldrini si arrovella su questioni futili quali il sostantivo femminile di alcune professioni - si dirà avvocata od avvocatessa? Ministro o ministra? Sindaco, sindaca o sindachessa? Perché magistrato e non magistrata? - nell'aria, insieme all'odore di primavera, si inizia a percepire effluvio di mimosa.
8 marzo alle porte: 107 anni dalla
strage nell'industria Cotton di New York in cui morirono129
operaie.
Eppure, come è successo recentemente al pilota di F1
Fernando Alonso, consultando le cronache di questi giorni potrebbe
sembrarci che non sia passato più di un secolo ma il tempo si sia
fermato a molti anni fa.
La donna, ieri come oggi, è un gradino
più in basso dell'uomo.
Non sono gli articoli ad uniformarci al
sesso forte, il pregiudizio è duro a morire.
Ieri, leggendo un quotidiano, non sono
riuscita a controllare un impeto di sdegno.
Il padre di uno dei ragazzi coinvolti
nella diffusione (attenzione, diffusione, non realizzazione)
del filmato che immortala il rapporto sessuale tra due giovani
consenzienti - 16 anni lei, 18 lui – nel bagno di una discoteca
torinese, ha liquidato la questione dinnanzi al giornalista con un
lapidario: “Non è colpa di mio figlio se quella lì è una
troia”.
Invece di chinare il capo facendo
ammenda per la leggerezza con cui il suo erede ha contribuito a
rendere virale il video sul web, ne ha giustificato l'operato
adducendo le colpe alla ragazza.
Ho letto anche l'intervista alla
ragazzina, che forse la fanciulla avrebbe fatto meglio a non
rilasciare: ne emerge l'immagine di un soggetto apatico, superficiale, pare quasi inconsapevole delle conseguenze che il marchio infamante avrà sul suo futuro di donna.
Che sapesse o meno di essere ripresa,
che al momento del “ciak” fosse sobria od ubriaca, non si è
minimamente scomposta una volta che il filmato è iniziato a
circolare in rete.
Ne ha chiesto il ritiro al partner
occasionale ed una volta realizzato che la diffusione fosse ormai
avanzata e non più impedibile, ci ha riso su con l'amico.
Poi ha chiuso i rapporti con il partner
del video, tanto l'alternativa c'è già: è fidanzata con un ragazzo
che, venuto a conoscenza di quanto accaduto in sua assenza, l'ha
semplicemente invitata a non ripetere altre simili performances se
non con lui.
Per carità, non si può dire che la
ragazza sia la figlia ideale che tutti vorremmo ma, come sempre, i
ruoli si ribaltano.
Il maschio conquistatore è il figo di turno che
aggiorna il suo palmares, la femmina l'ennesima poco di buono che gli
si concede.
I tempi cambiano, la tecnologia si
evolve, i pregiudizi no.
Scenario diverso, ma con epilogo
simile, qualche giorno fa alla Falchera di Torino: Margherita (il
nome è di fantasia), 13 enne vessata da un gruppo di compagni, dopo
che la madre rinviene nella buca delle lettere una foto che ritrae la
figlia in atteggiamenti inequivocabili, riesce a confidarsi svelando
ciò che accadeva di pomeriggio in un garage della zona.
Praticamente tutti sapevano - ma
tacevano omertosi - che un gruppo di ragazzini di qualche anno più
grande (non incriminabili in quanto minori) costringesse
l'adolescente a subire rapporti di gruppo. Oggi si viene a scoprire
che le vittime potrebbero essere più di una.
Evidentemente quel padre di cui sopra
aveva ragione: il mondo è pieno di troie.
Non ci consola sapere che le stesse non
vivano solo nella nostra penisola.
Circa un anno fa, una poco più che
ventenne indiana, alle otto di sera, tornava dal cinema su un bus
accompagnata da un amico.
L'autista del mezzo ed altri cinque
passeggeri, a loro insindacabile giudizio, hanno deciso che si
trattasse di una ragazza di facili costumi.
D'altronde cosa ci faceva a quell'ora
di sera la giovane fuori casa?
Immobilizzato l'amico, hanno abusato di
lei a turno, violentandola con una spranga di ferro.
Le tremende emorragie interne, dopo
atroci sofferenze, hanno condotto la giovane alla morte.
Date le circostanze, non so dire se sia
stato meglio l'infausto destino riservatole invece che la
sopravvivenza in una società fortemente misogina che le avrebbe reso
la vita un inferno.
C'è poco da fare: la rete e
l'abitudine a condividere d'impulso immagini e filmati provocano oggi
danni maggiori di un tempo, ma anche il retaggio medioevale non è
scomparso.
Non condivido i metodi delle femministe
ucraine che si riconoscono nel movimento “Femen” e
manifestano
per i loro diritti a seno scoperto, ma capisco che lo facciano perché
mostrarsi in topless senza dubbio riservi loro maggiore attenzione
che se arrivassero dinnanzi alle telecamere con il burqa.Da donna, tuttavia, inviterei i maschietti che fanno tanto i “grandeur” e gli spacconi a provare una volta tanto a calarsi nei panni del gentil sesso, oppure anche soltanto in quello di padri di figlie femmine e non solo in quelli più vantaggiosi di genitori orgogliosi di pargoli maschi.
Rocco Siffredi, che non ha bisogno di
presentazioni, con i suoi doppi sensi pubblicizza prodotti
alimentari, partecipa all'Isola dei famosi e tutti applaudono.
Dicono sia
laureato ed anche intelligente, ma le sue credenziali più note sono certo
altre.
Nicole Minetti, che non ha lesinato
prestazioni sessuali che le sono valse raccomandazioni importanti,
richiama l'attenzione di troupe e fotografi ad ogni apparizione
pubblica.
Le “Margherita” nostrane, la
giovane indiana, la sprovveduta torinese sono soltanto delle poco di
buono.
Accusiamole ed andiamo avanti per la
nostra strada, si è sempre fatto così da secoli.
La donna stuzzica, indossa abiti
provocanti, invoglia l'uomo alla caccia, all'aggressione.
Se scopre le gambe è in cerca di
qualcosa, se indossa pantaloni aderenti vuole condividere le sue
grazie con sguardi arrapati.
Se gli shorts sono ridotti, l'invito è
palese. Se il top è trasparente è perché vuole mostrare la merce.
Insomma, se offre e poi si ribella sono guai, deve solo stare zitta.
Il vero problema, cari maschi, non è
che abbiate istinti da soddisfare: è nella natura.
L''aspetto peggiore è che crediate di
poterlo fare quando e come volete, sublimando la donna ad oggetto.
Siamo tutte prostitute: alcune praticanti; altre, pur non avendo
scelto di esercitare la professione, per vostro libero arbitrio.
Io comunque non accetto che decidiate
voi per me. Madre natura mi ha dotata di una quinta abbondante di
seno, ma se voglio indossare una maglia scollata non vi chiedo certo
il permesso e vado avanti a testa alta.
Lo so per esperienza, tanto, che ad
abbassare lo sguardo – non vi dico dove – sarete voi.

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