pentola a pressione

Ho scelto questo nome per due ragioni: 1) la pentola a pressione dimezza i tempi di cottura. In un mondo che va di fretta risparmiare il 50 per cento è un indubbio vantaggio di partenza; 2) avevo una sola altra alternativa, ovvero chiamare il mio blog valvola di sfogo. Mi serviva un posto dove riversare i miei pensieri velenosi. Lanciare parole nel web anziché frecciate assassine a chi mi sta accanto può essere la valida soluzione per scongiurare l'esaurimento nervoso, condividendo malumori quasi quotidiani, sporadiche euforie ed anche qualche brontolio sommesso che, appunto, mi rende simile ad una pentola a pressione che necessita di "sfiatare".

venerdì 6 marzo 2015

MEDIOEVO MODERNO


Mentre il Presidente (o dovrei scrivere Presidenta/Presidentessa?) Laura Boldrini si arrovella su questioni futili quali il sostantivo femminile di alcune professioni - si dirà avvocata od avvocatessa? Ministro o ministra? Sindaco, sindaca o sindachessa? Perché magistrato e non magistrata? - nell'aria, insieme all'odore di primavera, si inizia a percepire effluvio di mimosa.

8 marzo alle porte: 107 anni dalla strage nell'industria Cotton di New York in cui morirono129 operaie.
Eppure, come è successo recentemente al pilota di F1 Fernando Alonso, consultando le cronache di questi giorni potrebbe sembrarci che non sia passato più di un secolo ma il tempo si sia fermato a molti anni fa.

La donna, ieri come oggi, è un gradino più in basso dell'uomo.

Non sono gli articoli ad uniformarci al sesso forte, il pregiudizio è duro a morire.

Ieri, leggendo un quotidiano, non sono riuscita a controllare un impeto di sdegno.

Il padre di uno dei ragazzi coinvolti nella diffusione (attenzione, diffusione, non realizzazione) del filmato che immortala il rapporto sessuale tra due giovani consenzienti - 16 anni lei, 18 lui – nel bagno di una discoteca torinese, ha liquidato la questione dinnanzi al giornalista con un lapidario: “Non è colpa di mio figlio se quella lì è una troia”.

Invece di chinare il capo facendo ammenda per la leggerezza con cui il suo erede ha contribuito a rendere virale il video sul web, ne ha giustificato l'operato adducendo le colpe alla ragazza.

Ho letto anche l'intervista alla ragazzina, che forse la fanciulla avrebbe fatto meglio a non rilasciare: ne emerge l'immagine di un soggetto apatico, superficiale, pare quasi inconsapevole delle conseguenze che il marchio infamante avrà sul suo futuro di donna.
Che sapesse o meno di essere ripresa, che al momento del “ciak” fosse sobria od ubriaca, non si è minimamente scomposta una volta che il filmato è iniziato a circolare in rete.

Ne ha chiesto il ritiro al partner occasionale ed una volta realizzato che la diffusione fosse ormai avanzata e non più impedibile, ci ha riso su con l'amico.

Poi ha chiuso i rapporti con il partner del video, tanto l'alternativa c'è già: è fidanzata con un ragazzo che, venuto a conoscenza di quanto accaduto in sua assenza, l'ha semplicemente invitata a non ripetere altre simili performances se non con lui.

Per carità, non si può dire che la ragazza sia la figlia ideale che tutti vorremmo ma, come sempre, i ruoli si ribaltano.
Il maschio conquistatore è il figo di turno che aggiorna il suo palmares, la femmina l'ennesima poco di buono che gli si concede.

I tempi cambiano, la tecnologia si evolve, i pregiudizi no.

Scenario diverso, ma con epilogo simile, qualche giorno fa alla Falchera di Torino: Margherita (il nome è di fantasia), 13 enne vessata da un gruppo di compagni, dopo che la madre rinviene nella buca delle lettere una foto che ritrae la figlia in atteggiamenti inequivocabili, riesce a confidarsi svelando ciò che accadeva di pomeriggio in un garage della zona.

Praticamente tutti sapevano - ma tacevano omertosi - che un gruppo di ragazzini di qualche anno più grande (non incriminabili in quanto minori) costringesse l'adolescente a subire rapporti di gruppo. Oggi si viene a scoprire che le vittime potrebbero essere più di una.

Evidentemente quel padre di cui sopra aveva ragione: il mondo è pieno di troie.

Non ci consola sapere che le stesse non vivano solo nella nostra penisola.

Circa un anno fa, una poco più che ventenne indiana, alle otto di sera, tornava dal cinema su un bus accompagnata da un amico.
L'autista del mezzo ed altri cinque passeggeri, a loro insindacabile giudizio, hanno deciso che si trattasse di una ragazza di facili costumi.

D'altronde cosa ci faceva a quell'ora di sera la giovane fuori casa?

Immobilizzato l'amico, hanno abusato di lei a turno, violentandola con una spranga di ferro.
Le tremende emorragie interne, dopo atroci sofferenze, hanno condotto la giovane alla morte.

Date le circostanze, non so dire se sia stato meglio l'infausto destino riservatole invece che la sopravvivenza in una società fortemente misogina che le avrebbe reso la vita un inferno.

C'è poco da fare: la rete e l'abitudine a condividere d'impulso immagini e filmati provocano oggi danni maggiori di un tempo, ma anche il retaggio medioevale non è scomparso.

Non condivido i metodi delle femministe ucraine che si riconoscono nel movimento “Femen” e
manifestano per i loro diritti a seno scoperto, ma capisco che lo facciano perché mostrarsi in topless senza dubbio riservi loro maggiore attenzione che se arrivassero dinnanzi alle telecamere con il burqa.

Da donna, tuttavia, inviterei i maschietti che fanno tanto i “grandeur” e gli spacconi a provare una volta tanto a calarsi nei panni del gentil sesso, oppure anche soltanto in quello di padri di figlie femmine e non solo in quelli più vantaggiosi di genitori orgogliosi di pargoli maschi.
Rocco Siffredi, che non ha bisogno di presentazioni, con i suoi doppi sensi pubblicizza prodotti alimentari, partecipa all'Isola dei famosi e tutti applaudono.
Dicono sia laureato ed anche intelligente, ma le sue credenziali più note sono certo altre.
Nicole Minetti, che non ha lesinato prestazioni sessuali che le sono valse raccomandazioni importanti, richiama l'attenzione di troupe e fotografi ad ogni apparizione pubblica.
Le “Margherita” nostrane, la giovane indiana, la sprovveduta torinese sono soltanto delle poco di buono.
Accusiamole ed andiamo avanti per la nostra strada, si è sempre fatto così da secoli.
La donna stuzzica, indossa abiti provocanti, invoglia l'uomo alla caccia, all'aggressione.
Se scopre le gambe è in cerca di qualcosa, se indossa pantaloni aderenti vuole condividere le sue grazie con sguardi arrapati.
Se gli shorts sono ridotti, l'invito è palese. Se il top è trasparente è perché vuole mostrare la merce. Insomma, se offre e poi si ribella sono guai, deve solo stare zitta.
Il vero problema, cari maschi, non è che abbiate istinti da soddisfare: è nella natura.
L''aspetto peggiore è che crediate di poterlo fare quando e come volete, sublimando la donna ad oggetto. Siamo tutte prostitute: alcune praticanti; altre, pur non avendo scelto di esercitare la professione, per vostro libero arbitrio.
Io comunque non accetto che decidiate voi per me. Madre natura mi ha dotata di una quinta abbondante di seno, ma se voglio indossare una maglia scollata non vi chiedo certo il permesso e vado avanti a testa alta.
Lo so per esperienza, tanto, che ad abbassare lo sguardo – non vi dico dove – sarete voi.

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