pentola a pressione

Ho scelto questo nome per due ragioni: 1) la pentola a pressione dimezza i tempi di cottura. In un mondo che va di fretta risparmiare il 50 per cento è un indubbio vantaggio di partenza; 2) avevo una sola altra alternativa, ovvero chiamare il mio blog valvola di sfogo. Mi serviva un posto dove riversare i miei pensieri velenosi. Lanciare parole nel web anziché frecciate assassine a chi mi sta accanto può essere la valida soluzione per scongiurare l'esaurimento nervoso, condividendo malumori quasi quotidiani, sporadiche euforie ed anche qualche brontolio sommesso che, appunto, mi rende simile ad una pentola a pressione che necessita di "sfiatare".

sabato 13 giugno 2015

ANIMALI E BESTIE UMANE



















Più conosco le persone, più amo gli animali.

Lo affermava Socrate in tempi non sospetti.
Lo ribadisco io ora, stupefacendomi di come il filosofo greco vedesse lungo già molto tempo fa.

La cronaca odierna riporta tre fatti che hanno costretto più persone a far ricorso alle cure ospedaliere:
un podista, una donna, un ferroviere ed un capotreno.

Diversi i contesti in cui si sono verificati i fatti di sangue. Li riassumo in breve per chi non ne fosse ancora a  conoscenza.

Il podista è stato aggredito da un orso mentre, in compagnia del suo cane,  correva nei boschi sovrastanti Cadine, in provincia di Trento.
Si è trovato improvvisamente l'animale alle spalle.
Si è quindi fermato, ha alzato le braccia gesticolando ed urlando (soluzione che aveva sentito raccontare fosse la migliore per non farsi attaccare), ma l'orso gli si è comunque gettato addosso mordendolo e sferrando unghiate a braccio, busto, volto ed alla testa.
Fortunatamente l'uomo è riuscito ad afferrare un bastone ed urlando ha messo in fuga l'animale, contenendo i danni tanto da poter raccontare la sua disavventura: 30 giorni la prognosi stilata dai medici che lo hanno soccorso.



La donna, una residente di Bardonecchia che ha denunciato quanto accadutole indirizzando una lettera ad un giornale valsusino on line, è invece stata aggredita da un suo ex compagno di classe, un 50enne di Avigliana. "Lo credevo un amico, ora inorridisco a definirlo tale" ha scritto nella missiva cui ha allegato una sua immagine pre e post aggressione, mostrando dapprima un bel viso sorridente e poi un volto tumefatto.
Anche per lei, come per molte tante altre donne,
a motivare le botte ricevute è stato un diniego. Quel no affermato ad un amore a senso unico: lui la voleva, lei non era interessata.
Lui ha vissuto il rifiuto come un affronto personale, un'onta da lavare a suon di percosse.
A differenza di altre donne cadute sotto i colpi sferrati da mani che pensavano amiche ed amorevoli, il destino  per la bardonecchiese è stato più benevolo e le ha consentito di sopravvivere all'episodio.

Doppio deve essere stato comunque il dolore:  mentale per l'aggressione ricevuta da un uomo di cui si fidava,  fisico per il fatto che anche lei, come lo sfortunato podista, ha rimediato un mese di prognosi.

Incerte sono ancora invece, mentre scrivo questo post, le notizie sul ferroviere ed il capotreno aggrediti questa sera a colpi di machete da un gruppo di sudamericani alla fermata di Villapizzone, alla periferia di Milano. Pare che il capotreno, che versa in gravi condizioni all'ospedale Niguarda, abbia perso un braccio, mentre il ferroviere, ricoverato al Fatebenefratelli, abbia riportato un trauma cranico.
Tutto questo perché i due uomini in servizio avevano chiesto  al gruppo di sudamericani di mostrare loro il regolare biglietto.

Sulle nostre vite pende quotidianamente una pericolosa spada di Damocle: incombe il rischio dalla mattina quando usciamo di casa alla sera quando rientriamo tra le mura domestiche.

Ubriachi al volante, stupratori seriali, maniaci, rapinatori disposti a tutto, persone con problemi psichici che non vedono l'ora di trovare la scintilla adatta per riversare sul prossimo il loro malcontento e la loro violenza. Lascio volutamente fuori da questo già ricco carnet anche gli eventi di malasanità.

Non so se la crisi ci abbia resi meno disponibili e tolleranti nei confronti del nostro prossimo.

Quello che mi amareggia maggiormente è che questi tre fatti distinti avranno sicuramente un esito diverso.

Ci saranno processi, avvocati, soldi e parole spesi in abbondanza.
Ci vorranno mesi, forse anni: chissà se ci sarà giustizia.
Io non nutro odio a priori nei confronti degli stranieri. Figuriamoci, troppo spesso mi vergogno dei miei connazionali.
Io non mi unisco al coro di chi invoca, quasi in una gara a chi fa la voce più grossa, di rispedire a casa sua i malviventi.
L'aviglianese era a casa sua. Ma anche l'orso era a casa sua.

Io non chiedo giustizia, la ESIGO.

Per la donna di Bardonecchia, per il ferroviere, per il capotreno, per tutti noi che affrontiamo la quotidianità con timore ed incertezze.

So per certo che la giustizia ci sarà per il podista.
Dal quotidiano ove ho letto la notizia dell'episodio, ho avuto infatti modo di apprendere che il presidente della Provincia Autonoma, Ugo Rossi, ha firmato un'ordinanza che prevede la cattura e la messa in cattività, o nella peggiore delle ipotesi (e scommettiamo che sarà questo il verdetto?) l'abbattimento dell'esemplare.

Ora, io non dico che il podista se la sia cercata, ci mancherebbe. Poteva accadere alla famigliola nel bosco per un pic-nic od al cercatore di funghi occasionale, per carità.
Ma, come al solito, procediamo come è più semplice, che non è sempre garanzia di equità.
Si fa in fretta a rinchiudere od uccidere un animale. Più complesso giudicare un umano.

Sempre meno leggo giustizia sui giornali, la ascolto in tv, la respiro nell'ambiente di lavoro.

Se l'iter per l'orso è stato così rapido, allora, per par condicio, avrei voluto pubblicati nome e cognome del 50enne aviglianese.
Avrei voluto che vicini di casa, datori di lavoro, compaesani, magari anche ex fidanzate, avessero modo di leggerne i dati anagrafici e vedere possibilmente il volto circolare on line e su carta stampata.
Perché non è giusto che solo la vittima mostri il suo viso.
Ci vogliono anche i tratti somatici del carnefice. In tutte le vicende, non solo quando ci fa comodo.

Appena i sudamericani saranno individuati, vedremo le loro gigantografie ovunque, in una sorta di caccia alle streghe. Oh, non fraintendetemi, non ho certo intenzione di giustificarli.
Ma sono stranieri, è normale che li sbatteremo come mostri in prima pagina.

Il 50enne respinto ed i sudamericani col machete non sono umani. Sono bestie.

Per questo io credo che Socrate avesse ragione.
Gli animali sono gli unici che ci offrono rispetto e dedizione, accucciandosi ai nostri piedi per elemosinare una carezza. Fa specie che io lo affermi pur non avendone personalmente in casa.

Per esperienza personale invece, so che le bestie sono bipedi e vivono tra di noi.

Nessun commento:

Posta un commento