Nichi Vendola ha avuto un figlio.
E allora? Tutti a congratularsi per il lieto evento? No, niente affatto.
Tutti pronti a scagliarsi contro di lui, in primis perché il bimbo è nato all'estero da maternità surrogata.
Già questo è un problema, perché la pratica è vietata nella nostra penisola.
Ma a complicare ulteriormente la vicenda c'è il fatto che Nichi Vendola sia omosessuale, oltre che politico ed esponente di sinistra.
Gay, vi rendete conto? Un bambino che cresce amato da due genitori dello stesso sesso. Eh no, che obbrobrio.
Fa specie che, tra le tante voci perplesse che in questi giorni prendono in esame la vicenda gridando allo scandalo, oltre ad un critico d'arte che non perde occasione per dare sfogo al suo isterismo, ci sia un settimanale di Chiesa.
"Nichi, hai preso un figlio altrui" l'accusa lanciata al politico dalle colonne del periodico.
Ma questa Chiesa che grida allo scandalo, dove si nasconde quando i suoi membri (scusate l'allusione) "prendono" i figli altrui senza chiedere permesso, né ai fanciulli né ai loro genitori?
Perché non esce allo scoperto mettendo alla gogna i preti pedofili ma preferisce invece insabbiare tutto?
Come mai non vede la trave nel proprio occhio ma scorge la pagliuzza in quello di Vendola?
Certo, commissionare un figlio ad una gestante che si è prestata, consenziente e consapevole, a soddisfare le esigenze genitoriali di una coppia omosessuale, accettando di dare alla luce un bimbo destinato ad essere cresciuto da altri, non è cosa accessibile a tutti, innanzitutto per i costi economici che l'operazione presuppone.
Io, da madre, non ce la farei a recidere il legame che va oltre il cordone ombelicale e che si crea tra mamma e figlio dal primo battito cardiaco ascoltato durante l'ecografia al vagito della nascita.
Non so se la donna che ha partorito il bimbo lo abbia fatto per denaro o per generosità gratuita e non mi interessa.
Io non riuscirei a mettermi nei suoi panni, è vero.
Ma, pur essendo eterosessuale, mi metto invece in quelli di una coppia omosessuale che desidera a tutti i costi un figlio suo, nel senso che abbia il dna, l'impronta genetica, di almeno uno dei due partner.
Se si amano, se hanno un rapporto solido e sicuro, chi siamo noi per stroncare questo desiderio?
Conosco figli che hanno padri che non meritano di essere definiti tali: uomini che li vivono come un peso, che si disinteressano di loro, che non erano maturi quando i loro bimbi sono nati e che, se possibile, visto che già partivano da buone basi, col tempo sono anche peggiorati.
Padri che li hanno abbandonati al loro destino, che si disinteressano del loro presente e meno ancora pensano al loro futuro.
A voi sembrano padri "normali" solo perché non sono gay? A me no.
Quando capiremo che le etichette non giovano a nessuno? Che non si può omologare tutto?
Basta generalizzare e giocare a chi fa la voce più grossa: i bambini sereni sono quelli desiderati.
I bambini che crescono felici hanno una famiglia piena d'amore intorno a loro.
Etnia, colore della pelle, sesso dei genitori non fanno la differenza per un bimbo che riceve vagonate di bene.
Fanno differenza solo per chi non è maturo per capire che l'evoluzione della specie umana passa anche dalla sua capacità di accettare i cambiamenti, pur se riguardano la sfera sessuale.
Altrimenti, tanto valeva restare all'età della pietra.
Quella pietra che troppi, oggi, raccolgono e scagliano, salvo poi nascondere subito la mano.

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