Qualche anno fa, nelle sale cinematografiche, proiettavano un simpatico cartoon intitolato "Mucche alla riscossa", prodotto dalla Disney, che vedeva protagoniste tre grintose bovine.
In questi giorni, nell'ambito della 34° edizione del Torino Film Festival, un regista brasiliano ha proposto "Animal politico", storia di una mucca nera con qualche macchia bianca sul muso che resta animale nell'aspetto ma ha uno spirito umano: gioca in una squadra di pallavolo, fuma, prende la metropolitana, fa yoga, si diletta con lo shopping e via di questo passo.
Queste pellicole sono fantasiose e possono incontrare, dal grande schermo, il favore di grandi e piccini.
Io, ogni giorno, senza neppure pagare il biglietto, assisto invece ad uno spettacolo che vede anch'esso protagoniste le mucche, ma non mi diverte affatto, anzi mi crea sgomento.
Abito in una zona verde, dove spesso pascolano gli animali.
Specialmente nella bella stagione, è un piacere ascoltare i campanacci dei bovini e scostare la tenda di casa per trovarseli a due passi dal balcone mentre ruminano in santa pace.
Non parliamo poi del momento della transumanza: dalle mie precedenti abitazioni non ho mai avuto la fortuna di vederle passare dirette o di ritorno dai loro pascoli alpini.
Ora, quando capita, mi godo la scena ed immagino che, pur tra le comprensibili lamentele per il temporaneo blocco del traffico, facciano altrettanto anche gli automobilisti dalle loro vetture in coda.
Mi piace guardarle, ho sempre portato anche i miei figli a vederle fin da piccini. Le ritengo bestiole intelligenti ed hanno un muso che mi ispira simpatia. Non le mangio per mia scelta, ma non condanno chi al contrario ama farlo. Ad ognuno la libertà di soddisfare i propri gusti, anche se non coincidono con i miei.
Ciò che invece ritengo inaccettabile, è la distinzione classista tra mucche di serie A e mucche di serie B.
Mi spiego meglio. Casa mia è collocata nei pressi di due aziende agricole: una cascina, che produce latte e formaggi, l'altra che rivende capi diretti al macello.
Le mucche della prima azienda d'estate escono presto dalla stalla e vi fanno rientro a fine giornata. Sono loro che mi fanno compagnia con muggiti e campanacci. Nella brutta stagione le vedo molto poco. Sono ricoverate al caldo e, presumo, alimentate con foraggio.
Le mucche della seconda azienda, invece, sono capi "quattro stagioni", nel senso che, prima di prendere la strada del macello, possiamo vederle nel campo ad ogni ora del giorno, spesso anche della notte, con qualsiasi condizione climatica. Niente le spaventa, o meglio, non lo sappiamo perché non possono dircelo.
Oggi, ad esempio, con la pioggia incessante e l'allerta meteo che ha coinvolto la nostra zona, le ho viste al mattino alle 8 andando a lavorare e risalutate al pomeriggio intorno alle 14. Sempre lì, senza una tettoia, una stalla, un riparo. Prive di un posto dove sostare che non fosse esposto all'acqua scrosciante.
Ci siete arrivati probabilmente da soli a scorgere la differenza abissale: meno fortunate delle loro colleghe di cui sopra, queste mucche non forniranno latte e formaggi. Finiranno nel vostro piatto sotto forma di ragù, hamburger o quant'altro.
Non mi preoccupano le vostre scelte alimentari: siamo quel che mangiamo e non sta a me sindacare.
Ma mi inquieta pensare che, se la mucca stando alla pioggia ed al freddo si ammalerà, verrà curata con dosi massicce di antibiotici. Che finiranno nelle sue carni e quindi nei vostri piatti. E magari anche negli omogeneizzati dei vostri bambini.
Han fatto scalpore le mucche pazze, vittime della follia umana e responsabili del decesso di molta gente.
Ma non credete sia da temere anche l'irragionevolezza di chi non si cura del benessere dell'animale e lo alleva come pura merce di scambio, al solo scopo di trarne guadagno?
La giornata odierna è stata dedicata alla preoccupazione per il meteo inclemente ed alla violenza sulle donne. Pienamente d'accordo, sono temi importanti.
Io, come tutti, spero l'emergenza maltempo passi in fretta, cosicché i quotidiani ed i social possano essere di nuovo invasi dagli inviti al sì od al no al referendum.
Non mi interessa chiedervi di apporre la crocetta a destra od a sinistra della scheda ai seggi elettorali.
Non chiedo la crocetta, preferisco togliere dalla croce le mucche.
Diciamo NO anche alla violenza sugli animali. Che non sono solo il cane o gatto di casa, accucciati al calduccio sul divano o vicino alla stufa, da proteggere a breve dai botti di Capodanno.
Sono animali anche quelle povere mucche, lasciate fradicie a brucare erba bagnata prima di prendere la strada del mattatoio, senza che nessuno si curi di loro.

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