pentola a pressione

Ho scelto questo nome per due ragioni: 1) la pentola a pressione dimezza i tempi di cottura. In un mondo che va di fretta risparmiare il 50 per cento è un indubbio vantaggio di partenza; 2) avevo una sola altra alternativa, ovvero chiamare il mio blog valvola di sfogo. Mi serviva un posto dove riversare i miei pensieri velenosi. Lanciare parole nel web anziché frecciate assassine a chi mi sta accanto può essere la valida soluzione per scongiurare l'esaurimento nervoso, condividendo malumori quasi quotidiani, sporadiche euforie ed anche qualche brontolio sommesso che, appunto, mi rende simile ad una pentola a pressione che necessita di "sfiatare".

venerdì 16 dicembre 2016

PUZZLE AL CONTRARIO

Primavera 1971. Io e zia Linda





I lutti fanno piu' male, a ridosso delle feste. Quel vuoto che stringe il cuore si fa sentire maggiormente, mentre il resto del mondo respira allegria.

Oggi, a poco più di una settimana dal Natale, alle prime luci dell'alba, si è spenta una mia prozia, che di luce, nella mia famiglia, ne ha sempre portata tanta.

Zia Linda, per quanto mi riguarda, da che l'ho conosciuta è sempre stata sinonimo di festa. Fin dalla mia infanzia il suo arrivo a casa della nonna e' infatti coinciso con momenti di gioia.

Ogni domenica lei e suo marito, zio Gianni, fratello della mia nonna materna, giungevano in visita da Torino per il pranzo collettivo.

Erano due persone eleganti, distinte, cui la vita non ha concesso quella che credo sia la gioia più  grande di una coppia innamorata: l'arrivo di un figlio.

Non so se sia stato per questa mancanza che il loro amore veniva riversato sugli altri: dai prozii ho sempre ricevuto regali molto belli, mai un rimprovero, solo sempre dolcezza ed affetto. E cosi' e' stato anche per i miei figli, parchi nell'espressione dei loro sentimenti ma interessati ad ogni visita della pro pro zia, pur se arrivava a mani vuote.

La zia aveva una nipote proprietaria di una rinomata pasticceria torinese: le sue visite erano sempre accompagnate da leccornie di ogni tipo in qualsiasi momento dell'anno, ma la dolcezza di lei che mi e' rimasta addosso non era quella che trovavo sulla tavola a fine pasto.
 Era quella di una donna autonoma, indipendente, grintosa, che si e' sempre arrangiata senza piagnistei.

Rimasta vedova quasi 30 anni fa, ha continuato a viaggiare, perché per lei il mondo non era finito, voleva vederne ancora.

Negli ultimi anni la sua presenza al desco familiare si era diradata, anche per alcuni acciacchi, ma rivederla era sempre piacevole come un tempo. Aveva 86 anni, ma era perfettamente lucida ed era interessante conversarvi amabilmente.

Quest'estate, dopo averle pagato l'aperitivo al bar in montagna, aveva garantito che il prossimo lo avrebbe offerto lei. Non ci sara' un prossimo drink, cosi' come non faremo quel viaggio di famiglia con mio fratello alla guida del bus che tante volte avevamo ipotizzato.

Ci saremo tutti, pero', lunedi' per il suo ultimo viaggio. Senza dolci.
Io con la nostalgia per quel suo abbraccio quando, mentre mi lamentavo per i kg di troppo, mi diceva "t'ses bela parei", facendomi intendere che mi apprezzava ben oltre l'aspetto fisico, perche' a lei piacevo "dentro".
Rimpiangerò  i suoi "neh", a volte anche fuori luogo, ma che mi facevano tanto sorridere.

La salutero' rivolgendole un grazie per quel che mi ha insegnato e donato fin da piccina, e non parlo di beni materiali. L'ultimo insegnamento risale a pochi giorni fa.

Domenica, in ospedale, vedendola cosi' sofferente, mi sono commossa. L'indomani mattina, mentre lo accompagnavo a scuola, mio figlio mi ha chiesto perche' il giorno prima avessi pianto.
Con tutto il tatto possibile ho cercato di fargli capire che ero triste perche' la zia stava morendo.
Lui, con l'innocenza dei suoi 10 anni, mi ha detto: "Mamma, io non so cosa sia la morte".

Con la perdita di zia Linda ho capito che la morte e' cio' che fa vacillare le tue certezze, che ti rende consapevole di far parte di un puzzle all'incontrario. Un puzzle che ti smonta l'esistenza pezzo per pezzo, togliendoti quei tasselli che si chiamano persone e che avevi nel tempo incastrato con amore, selezionandoli tra i tanti a disposizione.

La morte e' cio' che trasforma ogni piu' amorevole carezza ricevuta in ripetuti singulti pieni di tristezza che tracciano un solco nel cuore.

Ma la morte e' anche un arrivederci. Quindi grazie, dolce e cara zia Linda, ci vediamo lassu' per un drink. ❤

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