pentola a pressione

Ho scelto questo nome per due ragioni: 1) la pentola a pressione dimezza i tempi di cottura. In un mondo che va di fretta risparmiare il 50 per cento è un indubbio vantaggio di partenza; 2) avevo una sola altra alternativa, ovvero chiamare il mio blog valvola di sfogo. Mi serviva un posto dove riversare i miei pensieri velenosi. Lanciare parole nel web anziché frecciate assassine a chi mi sta accanto può essere la valida soluzione per scongiurare l'esaurimento nervoso, condividendo malumori quasi quotidiani, sporadiche euforie ed anche qualche brontolio sommesso che, appunto, mi rende simile ad una pentola a pressione che necessita di "sfiatare".

domenica 29 gennaio 2017

NESSUNO COME NOI (E INVECE A ME SEMBRIAMO PROPRIO GLI STESSI)












Scriveva Francis de Croisset, noto drammaturgo, librettista e scrittore francese, che “la lettura è il viaggio di chi non può prendere un treno”.
Di tutti i mezzi di trasporto, il treno è proprio quello che amo di più.
Non ti costringe ad essere attento alla guida come l’auto, ti permette di osservare il panorama circostante senza vedere solo nubi come dal finestrino dell’aereo e, spesso, ti consente di curiosare tra gli spaccati di vita altrui, origliando i racconti anche soltanto nel tempo di due fermate.
Ma oggi non voglio parlarvi di treni, bensì del bel viaggio che ho intrapreso ieri da casa mia.

Fresco di uscita, avevo da alcuni giorni intenzione di leggere “Nessuno come noi”, di Luca Bianchini, autore di cui avevo già apprezzato in passato “Io che amo solo te” e “La cena di Natale”, dai quali Marco Ponti ha tratto due splendidi film.

Leggendo la nuova pubblicazione di Bianchini, frutto del suo risfogliare il diario scolastico di trent’anni prima, ho viaggiato nel passato.
Mi sono ritrovata indietro di 28 anni, a quel magico 1989 della mia maturità.
Bianchini ha ambientato i suoi racconti in una classe terza del Majorana di Moncalieri, da lui frequentato.
Io li ho rivissuti tra le mura del Galilei di Avigliana, dove ho conseguito il diploma di ragioneria.

Dai cassetti della memoria, insieme ai racconti di Vince, Cate, Spagna e Romeo, che sarebbero benissimo potuti essere quelli miei e dei miei compagni, ho tirato fuori le colonne sonore degli anni ‘90 (Level 42, Duran Duran, Spandau Ballet), le mode del momento (i dark, i paninari, gli zainetti Invicta), la meravigliosa gita di quinta a Vienna (voi non ci crederete, ma i protagonisti del libro alloggiano nello stesso hotel che ospitò me ed i miei compagni, il meraviglioso Rathaus Park) e tanta nostalgia.

Ho ritrovato la consapevolezza di una convinzione a me cara, ovvero che, alla fine, la nostra esistenza ruota intorno a due cardini guida, l’amore e l’amicizia, che spesso si sovrappongono e, nei casi più fortunati, si trovano nella stessa persona.

Inutile dirvi che in una sola sera ho iniziato e finito il libro.
All’1.30 ho girato l’ultima pagina. A me è piaciuto molto e penso che, specialmente chi appartiene alla mia generazione, lo potrà parimenti apprezzare.
Vi ritroverete negli amori adolescenziali, negli inciuci tra professori, nell’abisso tra borghesia e proletariato, nell’eterna attesa dello squillo del telefono fisso di casa (impensabile per le generazioni iperconnesse).

Partirete da Nichelino arrivando alla Liguria, viaggerete comodi ma curiosi.
E alla citazione di de Croisset aggiungerete magari, come ho fatto io, quella di Pirandello, che recita “La vita o si vive o si scrive”.

Mi permetto di aggiungere una postilla personale: la vita (bella), a volte si può anche rileggere, magistralmente scritta da un autore nostrano, che ci conduce in un piacevole viaggio a ritroso nel tempo, dolcemente sprofondati sulla poltrona di casa.

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