pentola a pressione

Ho scelto questo nome per due ragioni: 1) la pentola a pressione dimezza i tempi di cottura. In un mondo che va di fretta risparmiare il 50 per cento è un indubbio vantaggio di partenza; 2) avevo una sola altra alternativa, ovvero chiamare il mio blog valvola di sfogo. Mi serviva un posto dove riversare i miei pensieri velenosi. Lanciare parole nel web anziché frecciate assassine a chi mi sta accanto può essere la valida soluzione per scongiurare l'esaurimento nervoso, condividendo malumori quasi quotidiani, sporadiche euforie ed anche qualche brontolio sommesso che, appunto, mi rende simile ad una pentola a pressione che necessita di "sfiatare".

domenica 29 ottobre 2017

VIAGGIO NELLA NATURA.... IL TRENO DEL FOLIAGE

L'autunno è la stagione che preferisco. I colori della natura si accendono di sfumature che virano dal rosso al marrone, regalando paesaggi spettacolari. Le temperature non sono ancora così rigide (quest'anno men che meno) e si può ancora godere di qualche ora di sole all'aria aperta.

Nell'ultima settimana, purtroppo, il panorama della mia valle di Susa è stato contraddistinto da vento e fiamme che ancora proseguono, nonostante gli sforzi immani dei numerosi volontari cui è doveroso rivolgere un ringraziamento.
Questo ci ha impedito di scorgere il sole, ammorbato dal fumo ed anche di poter godere della bella natura che ci circonda

Da tempo, dopo essere casualmente incappata in uno spot promozionale, avevo voglia di affrontare il viaggio sul trenino verde delle Alpi, il Vigezzina Centovalli che da Domodossola, attraverso 33 tappe, raggiunge la stazione svizzera di Locarno che si affaccia sul lago Maggiore.
Centovalli e Vigezzina. Il percorso di viaggio (www.vigezzina.com www.centovalli.ch)

Venerdì mattina, quindi, ho lasciato l'aria irrespirabile ed il sole malato della Valsusa.
Ho confezionato la trasferta come regalo anticipato alla mia migliore amica per il suo imminente compleanno e l'ho portata con me in auto fino a Domodossola.
Per strada ci siamo rese conto che, fuori dai confini valligiani, il sole splende ancora ed anche se il viaggio è durato più di due ore, tra una chiacchiera e l'altra siamo arrivate a destinazione poco prima delle 11.


Il tempo di un aperitivo nel centro di Domodossola, bella cittadina con ampi marciapiedi, splendide vetrine ed un aspetto elegante  e curato e siamo salite sul treno del foliage.


52 km a breve velocità, lungo 83 ponti e viadotti, con una pendenza massima del 60%, fino alla stazione più alta di S.Maria Maggiore, per poi ridiscendere, incontrando vari paesini dai nomi più disparati (Prestinone, Zornasco,  Malesco, Villette, Re, Folsogno-Dissimo, Isella-Olgia, Ribellasca) fino al confine con la Svizzera. A Camedo si è già in territorio elvetico, ma se non fosse per alcune bandiere rosse con la croce bianca che sventolano (e per il messaggio dell'operatore telefonico del proprio cellulare che ti avvisa dicendoti "Benvenuto in Svizzera"), non ce ne si renderebbe conto.
In territorio italiano o straniero, tutto è pulito, preciso, ordinato. Le case hanno giardini molto curati, cataste di legna ben collocate, facciate ridipinte di recente con toni pastello.

Sul treno panoramico gli occhi si riempiono di colore, osservando campi multicolori, vigneti, boschi di castagni, invasi (pare strano che da noi tutto sia così secco e lì ci sia acqua in abbondanza), cascate.
In alcuni tratti si è sospesi su strapiombi, si alza lo sguardo e si scorgono reti paramassi a protezione dei vagoni in transito, meglio non pensare al peggio e godersi il presente....

Al ritorno abbiamo anche scorto un campo recintato pieno di cerbiatti e di ochette, presumibilmente un centro di recupero della fauna selvatica, ma non ne ho certezza, non avendo visto indicazioni in merito.
Memorabile lo spettacolo delle foglie che si staccano dagli alberi e volteggiando lentamente cadono al suolo immergendosi nello specchio d'acqua sottostante (per rendere l'idea, ve la ricordate la famosa piuma del film Forrest Gump?).

L'unica pecca è che la visione non sia documentabile, perché il finestrino, se si scattano foto, riflette l'immagine ed il risultato non è corrispondente, per bellezza, alla realtà.
La salita  e la discesa sono libere.
Si può scendere ad una stazione, fare un giro nel paesino e poi risalire al passaggio del treno

successivo (la frequenza è pressappoco di un passaggio all'ora).
Con il biglietto acquistato si può anche fruire di sconti e promozioni se si dispone di degustazioni ed acquisti nelle attività locali.
L'importante è non attardarsi troppo, l'ultimo treno per il rientro parte da Locarno alle 17.47!

Diciamo che l'ideale sarebbe fermarsi almeno una notte,  perché in una sola giornata, come abbiamo fatto noi, la sfacchinata è non indifferente.
Tra andata e ritorno abbiamo impiegato circa 5 ore di auto e 4 di treno, ma ne è valsa la pena.
All'arrivo a Locarno ci ha accolte una giornata calda per la stagione, da maniche corte.
Gente a passeggio, attività con dehors all'aperto in piena funzione.
E, non credo fosse perché per noi era una giornata di vacanza e quindi la vivevamo con occhi diversi, ad entrambe è sembrato di vedere le persone molto più felici e rilassate di quelle che siamo abituate a scorgere quotidianamente.






Non mi dilungo oltre, perché non voglio venirvi a noia.
Però mi permetto di consigliarvi l'avventura, se amate la tranquillità, i boschi, la serenità che la loro vista può infondere.
Io, per non perdere il vizio, mi sono portata anche la buona compagnia.
Nelle 12 ore che abbiamo passato fianco a fianco, io e la mia amica non abbiamo mai smesso di parlare.
Lo so che può sembrarvi strano, perché vi garantisco che lo spettacolo fuori dal finestrino è in grado di lasciare senza parole.
Ma noi abbiamo anni di allenamento alle spalle.

A me la trasferta è piaciuta molto. Ora sono di nuovo qui, alle prese con il fumo, il grigiore, la fuliggine, il vento e le persone malmostose.
Ma con la certezza che, per ogni foglia che cade, c'è uno spettacolo meraviglioso di cui godere.

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