Della
settimana, il giorno che amo di più è il venerdì.
Tolto
il fatto che lo dedico in parte alla pulizia approfondita di casa mia
(e forse questo è l’aspetto meno piacevole), credo che ciò sia
dovuto alla mia tipologia di contratto lavorativo, che mi
consente di non essere in ufficio quel giorno.
Il
venerdì, per me, è l’anteprima di un intero week-end a
disposizione, da spendere in altre iniziative lontana dalla
scrivania che mi opprime.
Ultimamente,
molteplici impegni mi hanno impedito di dedicarmi al mio passatempo preferito: leggere con calma.
Ma,
questa mattina, una sfogliata veloce al quotidiano me la sono
concessa. Approfondirò prima di sera, dopo aver concluso altre
attività.
Il
primo pensiero, durante la lettura, è stato di disgusto nel
constatare le problematiche della giustizia italiana.
Il
tabaccaio di Ivrea, 67 anni, esasperato da 7 furti perpetratigli nel
corso di 15 anni che, all’ennesimo colpo tentato dai malviventi non
ha esitato a sparare, uccidendo un rapinatore, è ora indagato.
Sarà
giudicato sulla base della nuova legge sulla legittima difesa.
Ha
un intero paese dalla sua parte, per lui i suoi concittadini stanno
organizzando una fiaccolata di solidarietà. Lo descrivono come un
pensionato per bene, non un fanatico delle armi.
Io
ci credo e lo sostengo. Spero che venga assolto.
Anche
perché, se così non fosse, avrei forti perplessità a credere
ancora nella giustizia.
Già,
perché due pagine prima avevo scosso la testa nell’apprendere che
Graziano Mesina, l’italiano che ha passato più tempo dietro alle
sbarre che in libertà, 77 anni di età, sia tornato a casa sua, in
Sardegna.
A
distanza di un anno dalla condanna a 30 anni per traffico di droga, i
giudici della corte d’Appello di Cagliari non hanno ancora
depositato le motivazioni della sentenza.
E
che si fa se sono scaduti i termini per la misura cautelare?
Semplice, il codice di procedura penale prevede la liberazione del
detenuto.
Poco
importa che su di lui penda una sentenza di secondo grado, ancora non
definitiva, che lo vedrebbe in carcere fino all’ultimo dei suoi
giorni.
Non
ha rilevanza che sia il bandito più temuto della Barbagia.
Attualmente
Grazianeddu, graziato da Ciampi dopo la mediazione per la liberazione
di Farouk Kassam, poi reinventatosi guida turistica, è accusato di
essere un boss della droga.
Circostanza
che lui nega, e di cui noi non possediamo certezza.
Ma
che, paragonata alla vicenda eporediese, a me fa pensare che viviamo
davvero in una repubblica delle banane.
Poi,
finalmente, ecco, in primo piano il titolo che attira la mia
attenzione: “Nervi sani riannodati a quelli malati. Tetraplegico
torna ad usare le mani”.
Nell’articolo
viene illustrato il primo intervento del genere in Italia, che
dovrebbe permettere all’uomo (il condizionale è d’obbligo anche
se l’intervento è riuscito), un pasticcere piemontese di 52 anni,
di tornare ad usare le mani.
Dovrà
restare immobile per due settimane, poi ne sapremo di più.
L’operazione
è stata eseguita al Cto di Torino. E’ la prima del genere in
Italia.
Leggo
che il paziente, al suo risveglio, ha posto un'unica domanda ai
medici: “Ce l’abbiamo fatta?”
Ha
ottenuto una risposta fatta di sorrisi.
Anche
a me, sul volto, in quel momento è spuntato un sorriso.
Da
oltre tre anni e mezzo, da quando un grave incidente stradale ha reso
tetraplegico un mio amico, non ho mai smesso di tenere acceso per lui
il lumicino della speranza.
La
sua vicenda l’ho raccontata nel libro “Arriverà la notte” che
abbiamo scritto insieme e che intendiamo promuovere anche nelle
scuole per far capire l’importanza di aver fiducia nel futuro.
Oggi,
anzi ieri, perché il giornale l’ho letto stamane ma la notizia
l’avevo appresa già ieri, quella fiammella ha avuto un guizzo
energizzante.
Io
lo so, Luca, ce la faremo. Ce l’hai fatta fin qui.
Sulla giustizia ho dei dubbi, ma sui progressi della medicina e della scienza no.
Sulla giustizia ho dei dubbi, ma sui progressi della medicina e della scienza no.

Che dire, una attenta e passionale valutazione di anomalie che probabilmente non troveranno risposta, ma anche un filo di speranza alla fine di ogni tempesta... Ce la faremo? Non lo so... l'importante è non smettere mai di lottare!
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