Non
mi piace come conduttore radiofonico né televisivo. Tanto meno lo
apprezzo come attore o scrittore.
Eppure
nemmeno lo conosco, quindi non capisco a cosa ricondurre questa mia
“non simpatia” nei suoi confronti.
Non
so, forse perché mi sembra troppo raccomandato.
Non
lo ritengo così meritevole da aver raggiunto tanto in fretta l’apice
del successo. Credo che in giro ci siano talenti migliori, letterari
e non, del suo.
Eppure,
oggi, mi sento in dovere di spezzare una lancia a suo favore.
Un’amica,
recentemente, mi aveva detto “Devi assolutamente leggere l’ultimo
libro di Fabio Volo, è bellissimo”.
A
nulla era valso il mio scetticismo; mi aveva promesso che me lo
avrebbe prestato.
Lo
so, i libri non si prestano, si comprano. Ma mai e poi mai avrei
speso un solo centesimo per un simile acquisto.
Quindi,
se proprio dovevo leggerlo, l’avrei fatto ad una sola condizione:
gratis.
Invece,
prima della mia amica, è arrivataia uocera.
Se
oggi sono qui a scriverne (del libro, non di mia suocera) è proprio
perché mi ha lasciata senza parole.
L’ho
iniziato la sera di Santo Stefano e l’ho finito ieri.
Racconta
di Anna e Marco, una coppia che dopo anni di amore ed un figlio,
Matteo, scopre di essere crisi.
Non
per colpa di estranei, di terzi incomodi. Semplicemente, la scintilla
del loro amore si è via via affievolita ed è ad un passo dallo
spegnersi.
Per
affrontare il problema, i due intraprenderanno un viaggio, fisico ed
interiore, nel tentativo di capire se esista la possibilità di
recuperare il loro rapporto.
Pagina
dopo pagina, io li ho accompagnati e sono stata catapultata in un
vortice di emozioni che mi ha presa sempre più.
Mi
sono riconosciuta in molti dei passaggi. Credo sia un libro che anche
gli uomini dovrebbero leggere, per capire che noi donne non nasciamo
rompicoglioni a prescindere.
Infatti
ho già consigliato a mio marito di farlo, ben sapendo che
probabilmente non accadrà, per il solito suo vezzo di dirmi di sì e
poi fare l’esatto contrario di quanto io gli suggerisca. Ma poco
importa, peggio per lui. Terrò il bonus da rompicoglioni per altri momenti.
“Amare
– scrive Volo
- richiede il coraggio di avere una relazione profonda con se
stessi, non con l’altro. Non esiste un’anima gemella, piuttosto
esiste un’educazione al sentimento”.
Come
dissentire da un simile ragionamento? Non nasciamo innamorati, è la
vita che ci educa, passo dopo passo. A volte anche facendoci
commettere passi falsi, perché si impara – tanto – soprattutto
dagli errori.
“A
volte la donna che ami ha bisogno di essere guardata con i suoi
occhi” è sicuramente un altro
passaggio chiave che ci semplificherebbe la vita.
“Uno
degli errori più comuni è pensare che per riuscire ad amare basti
incontrare la persona giusta. Invece la capacità di amare non
c’entra nulla con l’altra persona. È
qualcosa che porti tu”.
Praticamente,
ognuno di noi si porta appresso una
dote, che condizionerà pesantemente il rapporto sentimentale.
Chiudo
con il passaggio
del
libro che
forse mi è
piaciuto
maggiormente.
“La conquista
più grande era stata imparar a lasciare andare. Ciò che la faceva
stare bene
non era quello che tratteneva, ma quello che lasciava”.
Una
sorta di mantra che ho fatto mio per tutto il 2019 e che continuerò
a professare, avendo
sperimentato che funziona praticamente in tutti i contesti.
Anche
io, dopo aver chiuso
l’ultima pagina, ieri sera, ho lasciato andare un po' del mio
scetticismo nei confronti di Volo. Non ha certo bisogno della mia promozione, ma questo libro merita di essere letto.
Benché,
dato lo sconquassamento emotivo che la lettura mi ha provocato,
confesso che il mio primo pensiero, una volta concluso, sia stato un po' perfido.
Ovvero che il libro porti la sua firma, ma che in realtà non lo abbia scritto lui.
Ovvero che il libro porti la sua firma, ma che in realtà non lo abbia scritto lui.

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