pentola a pressione

Ho scelto questo nome per due ragioni: 1) la pentola a pressione dimezza i tempi di cottura. In un mondo che va di fretta risparmiare il 50 per cento è un indubbio vantaggio di partenza; 2) avevo una sola altra alternativa, ovvero chiamare il mio blog valvola di sfogo. Mi serviva un posto dove riversare i miei pensieri velenosi. Lanciare parole nel web anziché frecciate assassine a chi mi sta accanto può essere la valida soluzione per scongiurare l'esaurimento nervoso, condividendo malumori quasi quotidiani, sporadiche euforie ed anche qualche brontolio sommesso che, appunto, mi rende simile ad una pentola a pressione che necessita di "sfiatare".

sabato 28 dicembre 2019

UNA GRAN VOGLIA DI VIVERE


Non ho mai amato particolarmente Fabio Volo.
Non mi piace come conduttore radiofonico né televisivo. Tanto meno lo apprezzo come attore o scrittore.
Eppure nemmeno lo conosco, quindi non capisco a cosa ricondurre questa mia “non simpatia” nei suoi confronti.
Non so, forse perché mi sembra troppo raccomandato.
Non lo ritengo così meritevole da aver raggiunto tanto in fretta l’apice del successo. Credo che in giro ci siano talenti migliori, letterari e non, del suo.
Eppure, oggi, mi sento in dovere di spezzare una lancia a suo favore.
Un’amica, recentemente, mi aveva detto “Devi assolutamente leggere l’ultimo libro di Fabio Volo, è bellissimo”.
A nulla era valso il mio scetticismo; mi aveva promesso che me lo avrebbe prestato.
Lo so, i libri non si prestano, si comprano. Ma mai e poi mai avrei speso un solo centesimo per un simile acquisto.
Quindi, se proprio dovevo leggerlo, l’avrei fatto ad una sola condizione: gratis.
Invece, prima della mia amica, è arrivataia uocera.
Che, conoscendo la mia proverbiale libro-dipendenza e trascinata dalla scia del successo dell’autore, a Natale mi ha fatto trovare sotto l’albero il suo ultimo romanzo, intitolato “Una gran voglia di vivere”.
Se oggi sono qui a scriverne (del libro, non di mia suocera) è proprio perché mi ha lasciata senza parole.
L’ho iniziato la sera di Santo Stefano e l’ho finito ieri.
Racconta di Anna e Marco, una coppia che dopo anni di amore ed un figlio, Matteo, scopre di essere crisi.
Non per colpa di estranei, di terzi incomodi. Semplicemente, la scintilla del loro amore si è via via affievolita ed è ad un passo dallo spegnersi.
Per affrontare il problema, i due intraprenderanno un viaggio, fisico ed interiore, nel tentativo di capire se esista la possibilità di recuperare il loro rapporto.
Pagina dopo pagina, io li ho accompagnati e sono stata catapultata in un vortice di emozioni che mi ha presa sempre più.
Mi sono riconosciuta in molti dei passaggi. Credo sia un libro che anche gli uomini dovrebbero leggere, per capire che noi donne non nasciamo rompicoglioni a prescindere.
Infatti ho già consigliato a mio marito di farlo, ben sapendo che probabilmente non accadrà, per il solito suo vezzo di dirmi di sì e poi fare l’esatto contrario di quanto io gli suggerisca. Ma poco importa, peggio per lui. Terrò il bonus da rompicoglioni per altri momenti.
Amare – scrive Volo - richiede il coraggio di avere una relazione profonda con se stessi, non con l’altro. Non esiste un’anima gemella, piuttosto esiste un’educazione al sentimento”.
Come dissentire da un simile ragionamento? Non nasciamo innamorati, è la vita che ci educa, passo dopo passo. A volte anche facendoci commettere passi falsi, perché si impara – tanto – soprattutto dagli errori.
A volte la donna che ami ha bisogno di essere guardata con i suoi occhi” è sicuramente un altro passaggio chiave che ci semplificherebbe la vita.
Uno degli errori più comuni è pensare che per riuscire ad amare basti incontrare la persona giusta. Invece la capacità di amare non c’entra nulla con l’altra persona. È qualcosa che porti tu”.
Praticamente, ognuno di noi si porta appresso una dote, che condizionerà pesantemente il rapporto sentimentale.
Chiudo con il passaggio del libro che forse mi è piaciuto maggiormente. “La conquista più grande era stata imparar a lasciare andare. Ciò che la faceva stare bene non era quello che tratteneva, ma quello che lasciava”.
Una sorta di mantra che ho fatto mio per tutto il 2019 e che continuerò a professare, avendo sperimentato che funziona praticamente in tutti i contesti.
Anche io, dopo aver chiuso l’ultima pagina, ieri sera, ho lasciato andare un po' del mio scetticismo nei confronti di Volo. Non ha certo bisogno della mia promozione, ma questo libro merita di essere letto.
Benché, dato lo sconquassamento emotivo che la lettura mi ha provocato, confesso che il mio primo pensiero, una volta concluso, sia stato un po' perfido.
Ovvero che il libro porti la sua firma, ma che in realtà non lo abbia scritto lui.


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