Ecco, a mio avviso, l'aggettivo più pertinente che riassume in un unico concetto il romanzo "Nel silenzio delle nostre parole", che ha permesso a Simona Sparaco di aggiudicarsi il premio DeA Planeta 2019.
Ispirato ad una storia vera (ndr l'incendio della Grenfell Tower di Londra avvenuto nel giugno 2017 nel quale perse la vita anche una coppia di fidanzati italiani), è ambientato a Berlino.
La trama si snoda attraverso l'intreccio delle vite delle persone che abitano in un palazzo di quattro piani, che andrà a fuoco poco prima della mezzanotte di un 23 marzo.
Un brulicare di esistenze, talvolta inconsapevoli una dell'altra, come spesso accade nelle realtà cittadine, che entrano ed escono da un ascensore senza realmente sapere cosa accada dietro le porte degli appartamenti confinanti.
Ad accomunarle è un tratto d'unione: la necessità di esprimere un concetto attraverso le parole. Quel qualcosa che va detto, prima che sia troppo tardi.
Così Alice, italiana che ha intrapreso il viaggio a Berlino consigliata dalla madre che avrebbe tanto voluto viaggiare ma teme i voli aerei, non ha mai parlato a sua mamma dell'amore che da qualche mese la lega a Mathias. Ed è a casa di quel giovane tedesco, che abita in uno degli alloggi del palazzo che andrà a fuoco, che lei sta trascorrendo la serata mentre sua madre la crede sicura al dormitorio.
L'apprensione della donna la fa stare in pena per la figlia che, come molte, chiama al telefono di rado e quando lo fa ha un rapporto conflittuale con la genitrice.
Anche Bastien quel giorno deve dire una cosa importante a sua madre, che abita uno degli altri interni: sei semplici parole, che però esita a pronunciare perché sa che le spezzeranno il cuore.
Tra l'altro, fino alla fine ho temuto che le parole di Bastien non sarebbero mai state dette, lasciandomi all'oscuro di tutto.
Mi sento di rassicurare in tal senso quelli come me che, ogni sera prima di andare a letto, devono mettere tutti i tasselli al loro posto: delle tante storie narrate, le parole di Bastien saranno le uniche a venire pronunciate. Non alla mamma ma ad uno dei soccorritori (avrei scritto personalmente alla Sparaco, se non le avesse rivelate!!!).
Poi c'è Polina, la ballerina classica che è da poco diventata mamma, a cui manca il coraggio, non di pronunciare una frase, ma di compiere un gesto. Una donna che parla poco anche con il padre di suo figlio, che preferisce tenersi tutto dentro ma rischia di esplodere perché non si sente adeguata.
Anche Hulya, che spesso la osserva dal negozio di fronte all'edificio, dovrebbe prendere il coraggio di fare a Polina una confessione. La sera del fatidico incidente, decide che è il momento: arriva fin davanti alla sua porta di casa, ma poi le manca la forza di suonare il campanello e lasciar parlare il cuore.
Non voglio anticipare troppo di questa lettura che porta ad una grande introspezione ed è davvero molto toccante.
"Quanti errori, Bastien, si fanno quando non si comunica abbastanza" è la frase di una madre al figlio.
Un concetto che sostengo da tempo, che ribadisco nei moltissimi contesti della mia quotidianità e che spesso non viene considerato con la giusta importanza dalle persone cui mi rivolgo, a voce o per scritto.
Questa lettura me l'ha ulteriormente confermato, perché, anche se non è la nuda cronaca del fatto cui l'autrice si è ispirata per la narrazione, sono certa che in quel drammatico incidente londinese siano andate perdute molte storie simili. Discussioni, risa, segreti, confessioni, mai detti e smarriti per sempre.
Probabilmente, in questi giorni di reclusione obbligatoria in casa per via del Coronavirus, avrei dovuto leggere qualcosa di più leggero ed allegro, un testo che esprimesse ottimismo e positività nei confronti del futuro.
Ma, non avendoli mai persi di mio, non penso di aver sbagliato il genere letterario prescelto.
Valutate voi, individualmente, se sia il momento di leggere questo libro adesso, in un secondo tempo o magari anche mai, perché non vi intriga quanto abbia fatto con me appena l'ho visto lo scorso anno al Salone del libro di Torino.
A mio avviso il premio che ha conquistato è ampiamente meritato, anche se a lettura conclusa mi è rimasta una perplessità.
Simona Sparaco è la compagna di Massimo Gramellini, uno dei miei autori preferiti.
Ma se lei con questo libro ha spodestato lui dal podio su cui lo avevo posizionato dopo aver letto "Fai bei sogni", che fino ad oggi restava il mio libro prediletto, il loro piccolo Tommaso, che ha visto la luce lo scorso anno come il libro della mamma, avrà ereditato il prezioso talento narrativo dei genitori?
Non è una frase che temo di pronunciare. E' una domanda cui potrò avere risposta solo aspettando, senza fretta e leggendo ancora (spero) molti altri libri, il trascorrere del tempo.

Nessun commento:
Posta un commento