pentola a pressione

Ho scelto questo nome per due ragioni: 1) la pentola a pressione dimezza i tempi di cottura. In un mondo che va di fretta risparmiare il 50 per cento è un indubbio vantaggio di partenza; 2) avevo una sola altra alternativa, ovvero chiamare il mio blog valvola di sfogo. Mi serviva un posto dove riversare i miei pensieri velenosi. Lanciare parole nel web anziché frecciate assassine a chi mi sta accanto può essere la valida soluzione per scongiurare l'esaurimento nervoso, condividendo malumori quasi quotidiani, sporadiche euforie ed anche qualche brontolio sommesso che, appunto, mi rende simile ad una pentola a pressione che necessita di "sfiatare".

giovedì 26 marzo 2020

NUMERI E SCOPERTE AL TEMPO DEL CORONAVIRUS


8000. E' questo il numero che, tra i molteplici diffusi in questi giorni, mi ha davvero impressionata.
Non ha nulla a che vedere con la conta dei contagi o dei decessi.
Rappresenta invece la consistente risposta pervenuta alla domanda di medici disponibili a far parte della task force ideata per fronteggiare l'avanzata del Coronavirus.
Ne cercavano 300, hanno risposto in 8 mila. Una disponibilità che la dice lunga sul senso del dovere di questa categoria, spesso bistrattata e sfruttata, ma dal cuore generoso, a maggior ragione in questo contesto complesso.
A loro si aggiungono i 52 medici cubani giunti in Italia per mettere a disposizione la loro esperienza medica, supportandoci in questa difficile lotta che non dovrebbe appunto conoscere confini.
In questi giorni siamo tutti catapultati nella lentezza.
Le nostre giornate hanno preso ritmi rallentati, quasi ci siamo dimenticati della frenesia che ha sempre scandito le nostre vite fino al mese di marzo.
Scadenze, lavori da ultimare, corsa agli acquisti, tutto fermo. 
Adesso non si corre più, anzi, facile che si trascorra anche un'ora in coda per un pacco di pasta, senza fiatare. Tanto, quando torniamo a casa, che c'è da fare? Niente.
L'unico che ancora accelera, è il virus.
Con più tempo a disposizione abbiamo riscoperto amicizie, affetti che improvvisamente tornano alla ribalta.
Abbiamo voglia di fare due chiacchiere telefoniche con chi magari abitualmente non consideravamo.
Ci preoccupiamo di sapere che Tizio o Caio siano in salute, whatsappiamo a dismisura con persone con cui fino ad ieri ci relazionavamo pochissimo, pretendendo una risposta che sia pressoché immediata, per rassicurarci (e forse anche per lavarci la coscienza dopo mesi di silenzio).
Siamo diventati ancora più saggi: tutti pronti a giudicare il prossimo, che si comporta sempre peggio di noi.
Perché va in giro senza mascherina? Tu pensi sia un kamikaze, magari non l'ha semplicemente trovata, dato che sono esaurite.
Perché corre in tenuta da jogging? Lo ha sempre fatto, è un atleta. Si allenava anche quando tu stavi stravaccato sul divano con i pop-corn. Solo che prima non lo vedevi, dato che eri impegnato a fare zapping con il telecomando.
Non parliamo poi dei social, dove i gruppi sono diventati il raccoglitore degli sputasentenze 24 ore su 24.
Il  massimo sono le battute e i giudizi nei confronti degli stranieri. Al bando gli extracomunitari. Questo è il momento migliore per fare erigere un muro anche da chi finora non aveva posto nemmeno uno steccato. Bastano un'immagine virale, un video diffuso sui social e scatta la corsa.
Il virus arriva dalla Cina, quindi è colpa di tutti i musi gialli che abbiamo in Italia. Fino a ieri, però, proprio tu avevi un tavolo prenotato al ristorante orientale e facevi acquisti di abbigliamento dai cinesi perché si spende meno.
Perché tutti gli stranieri che sono sbarcati sulle nostre coste ne sono immuni? Guardali lì, in giro con il cellulare, mentre noi dobbiamo indossare la mascherina e aver paura ad uscire di casa.
Lo sai come ci sono arrivate in Italia queste persone? 
Dopo viaggi in condizioni disumane, stipati come bestie su barconi. Hanno già perso mariti, mogli, figli. Non hanno garanzie, non hanno certezze. 
Non hanno niente, cosa rischiano di perdere ancora? Il bene più prezioso, la vita. 
Quella che ora hai paura di perdere anche tu, mentre fino a ieri non te ne sei mai curato tanto.
Senti dire certe cose che ti viene da credere che, se pandemia deve essere, vada fatta una scelta: prima gli stranieri, poi gli anziani, così magari il Covid19 si ferma invece di arrivare a colpire i più giovani.
Qualche genio del rigore civico, nei giorni scorsi, ha anche  avuto la buona idea di multare un clochard perché non rispettava il decreto del Presidente del Consiglio.
Già, certo, sarebbe dovuto stare al sicuro in casa propria.... Ops, se è senzatetto, forse la casa non ce l'ha. Così come non avrà mai i soldi per pagare quella multa che tu gli hai appioppato facendo il tuo dovere. Quel dovere di cui ti dimentichi quando vedi l'amico parcheggiato in doppia fila, perché tanto è solo sceso un attimo dal posto di guida per prendere il pane o un caffè.
Certo, tra i tanti casi ci stupisce (perlomeno a me è successo) il fatto che i rom, che fino a ieri se ne sono altamente infischiati delle nostre regole, ora insorgano perché il virus si è diffuso nei loro accampamenti abusivi, chiedendo a gran voce la disinfestazione di zone dove fino ad oggi ci hanno sempre impedito di entrare.
Con questo virus, il tempo si è dilatato all'insegna dell'incertezza. 
Abbiamo la sicurezza del passato (se ce l'hanno fatta i nostri avi prima di noi possiamo sperare di non essere spacciati) ma il nostro presente è talmente minato, sono state sradicate le abitudini che erano diventate quotidianità, che guardiamo al futuro con un forte pessimismo.
Ogni giorno che passa, una restrizione aggiuntiva è un piccolo sasso di cui percepiamo il peso come fosse un enorme macigno.
Ma il virus fa strage anche di rapporti umani. Stimola la violenza, verbale e fisica, in famiglia. Si fa strada dove aveva già creato una crepa.
In questi giorni avete pensato a quelle famiglie che vivono da tempo in situazioni di separazione tra le mura domestiche? A tutte quelle donne vessate da partner violenti, che ora non hanno più la possibilità di uscire di casa? 
Basta una piccola scintilla per scatenare l'incendio. E se prima erano costrette ad ingoiare un rospo, ora magari ne divorano due per il quieto vivere, prigioniere come un animale in gabbia.
Ma la crisi familiare non è solo prerogativa di coppie allo sfascio. Anche unioni rodate, in cui i singoli sono abituati a ritagliarsi i propri spazi all'esterno, fanno fatica a condividere giornate intere sotto lo stesso tetto. 
Non puoi uscire per l'aperitivo con gli amici, la sessione in palestra, l'incontro clandestino con l'amante. Ti ritrovi recluso tra le quattro mura senza avere scampo. Per queste persone è normale che l'equilibrio mentale salti. 
Resistono quelli che già prima avevano imparato a isolarsi anche in casa propria, dedicandosi a ciò che più amano fare senza interferire con gli spazi altrui, che siano coniugi o figli.
Non parliamo poi dei sogni. Vai a letto per cercare serenità e ti ritrovi in balia di incubi e grovigli mentali complessi. Vedi labirinti dove prima trovavi porte aperte, speri di svegliarti e scoprire che è tutto frutto della tua fantasia, ma al mattino apri le finestre, osservi che fuori non c'è traffico e ripiombi nello sconforto giornaliero.
Però, intorno a te, il mondo va comunque avanti. Gli uccellini cinguettano, le piante fioriscono, il tempo fa quel che vuole: oggi 25 gradi, domani una bella gelata.


Qualche lato positivo, questo virus ce l'ha e ce ne accorgiamo osservando l'ambiente.
Abbiamo limitato l'inquinamento atmosferico, ora se esci in auto trovi parcheggio quasi ovunque.
A Venezia nei canali l'acqua è pulita, si intravede il fondo e addirittura sono ricomparsi i pesci.
Il virus, in minima parte, ci ha restituito il bello che lo stress ci aveva offuscato.
Non dobbiamo pensare, però, alle centinaia di bare che vediamo sfilare nei servizi televisivi.
Alle morti senza sepoltura degna di essere chiamata tale. Alla mancata parola di conforto od alla carezza di chi se ne va senza aver accanto nessuno se non il personale medico.
All'atrocità di una fine che definiscono un incrocio tra la morte per soffocamento e quella per annegamento.
Questo virus con la corona non ci tratta da re, ma ci umilia come solo lui sa fare. Va sul sicuro, perché sa che ci troverà disarmati.
Toglie gusto e olfatto, sentivo dire oggi alla radio. E ancora non sappiamo se temporaneamente o in maniera definitiva.
Ma se abbiamo la fortuna di non averlo contratto, può aiutarci a scoprire qualcos'altro.
Io non so a voi, ma so cosa sta insegnando a me questa quarantena obbligata: ad essere selettiva.
Mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto capire, quando tutto questo sarà finito, chi meriterà quei baci e quegli abbracci che sto trattenendo e chi invece no.
Non mi sento di dirvi che andrà tutto bene,  ma vi auguro che possiate scegliere, dopo questo tremendo spartiacque, la migliore carreggiata sulla quale dirigere la vostra vita. 




2 commenti:

  1. Bella analisi e pensieri profondi. Sempre ottima 'la Raimondo'. Scherzo, dai, sei davvero sempre bravissima.

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