8000. E' questo il numero
che, tra i molteplici diffusi in questi giorni, mi ha davvero
impressionata.
Non ha nulla a che vedere
con la conta dei contagi o dei decessi.
Rappresenta invece la
consistente risposta pervenuta alla domanda di medici disponibili a
far parte della task force ideata per fronteggiare l'avanzata del
Coronavirus.
Ne cercavano 300, hanno
risposto in 8 mila. Una disponibilità che la dice lunga sul senso
del dovere di questa categoria, spesso bistrattata e sfruttata, ma
dal cuore generoso, a maggior ragione in questo contesto complesso.
A loro si aggiungono i 52
medici cubani giunti in Italia per mettere a disposizione la loro
esperienza medica, supportandoci in questa difficile lotta che non
dovrebbe appunto conoscere confini.
In questi giorni siamo tutti
catapultati nella lentezza.
Le nostre giornate hanno
preso ritmi rallentati, quasi ci siamo dimenticati della frenesia che
ha sempre scandito le nostre vite fino al mese di marzo.
Scadenze, lavori da
ultimare, corsa agli acquisti, tutto fermo.
Adesso non si corre più,
anzi, facile che si trascorra anche un'ora in coda per un pacco di
pasta, senza fiatare. Tanto, quando torniamo a casa, che c'è da
fare? Niente.
L'unico che ancora accelera,
è il virus.
Con più tempo a
disposizione abbiamo riscoperto amicizie, affetti che improvvisamente
tornano alla ribalta.
Abbiamo voglia di fare due
chiacchiere telefoniche con chi magari abitualmente non
consideravamo.
Ci preoccupiamo di sapere che Tizio o Caio siano in
salute, whatsappiamo a dismisura con persone con cui fino ad ieri ci
relazionavamo pochissimo, pretendendo una risposta che sia pressoché
immediata, per rassicurarci (e forse anche per lavarci la coscienza
dopo mesi di silenzio).
Siamo diventati ancora più
saggi: tutti pronti a giudicare il prossimo, che si comporta sempre
peggio di noi.
Perché va in giro senza
mascherina? Tu pensi sia un kamikaze, magari non l'ha semplicemente
trovata, dato che sono esaurite.
Perché corre in tenuta da
jogging? Lo ha sempre fatto, è un atleta. Si allenava anche quando
tu stavi stravaccato sul divano con i pop-corn. Solo che prima non lo
vedevi, dato che eri impegnato a fare zapping con il telecomando.
Non parliamo poi dei social,
dove i gruppi sono diventati il raccoglitore degli sputasentenze 24
ore su 24.
Il massimo sono le
battute e i giudizi nei confronti degli stranieri. Al bando gli
extracomunitari. Questo è il momento migliore per fare erigere un
muro anche da chi finora non aveva posto nemmeno uno steccato. Bastano
un'immagine virale, un video diffuso sui social e scatta la corsa.
Il virus arriva dalla Cina,
quindi è colpa di tutti i musi gialli che abbiamo in Italia. Fino a
ieri, però, proprio tu avevi un tavolo prenotato al ristorante
orientale e facevi acquisti di abbigliamento dai cinesi perché si spende meno.
Perché tutti gli stranieri
che sono sbarcati sulle nostre coste ne sono immuni? Guardali lì, in
giro con il cellulare, mentre noi dobbiamo indossare la mascherina e
aver paura ad uscire di casa.
Lo sai come ci sono arrivate in Italia queste persone?
Dopo viaggi in condizioni disumane, stipati come bestie su barconi. Hanno già
perso mariti, mogli, figli. Non hanno garanzie, non hanno certezze.
Non hanno niente, cosa rischiano di perdere ancora? Il bene più
prezioso, la vita.
Quella che ora hai paura di perdere anche tu, mentre fino a ieri non te ne sei mai curato tanto.
Senti dire certe cose che ti
viene da credere che, se pandemia deve essere, vada fatta una scelta:
prima gli stranieri, poi gli anziani, così magari il Covid19 si ferma invece di arrivare a colpire i più giovani.
Qualche genio del rigore
civico, nei giorni scorsi, ha anche avuto la buona idea di multare un
clochard perché non rispettava il decreto del Presidente del
Consiglio.
Già, certo, sarebbe dovuto
stare al sicuro in casa propria.... Ops, se è senzatetto, forse la
casa non ce l'ha. Così come non avrà mai i soldi per pagare quella
multa che tu gli hai appioppato facendo il tuo dovere. Quel dovere di cui
ti dimentichi quando vedi l'amico parcheggiato in doppia fila, perché tanto è solo sceso un attimo dal posto di guida per prendere il pane
o un caffè.
Certo, tra i tanti casi ci
stupisce (perlomeno a me è successo) il fatto che i rom, che fino a
ieri se ne sono altamente infischiati delle nostre regole, ora insorgano perché il virus si è diffuso nei loro accampamenti abusivi,
chiedendo a gran voce la disinfestazione di zone dove fino ad oggi ci
hanno sempre impedito di entrare.
Con questo virus, il tempo
si è dilatato all'insegna dell'incertezza.
Abbiamo la sicurezza del
passato (se ce l'hanno fatta i nostri avi prima di noi possiamo
sperare di non essere spacciati) ma il nostro presente è talmente
minato, sono state sradicate le abitudini che erano diventate
quotidianità, che guardiamo al futuro con un forte pessimismo.
Ogni giorno che passa, una
restrizione aggiuntiva è un piccolo sasso di cui percepiamo il peso
come fosse un enorme macigno.
Ma il virus fa strage anche
di rapporti umani. Stimola la violenza, verbale e fisica, in famiglia. Si fa strada dove
aveva già creato una crepa.
In questi giorni avete
pensato a quelle famiglie che vivono da tempo in situazioni di
separazione tra le mura domestiche? A tutte quelle donne vessate da partner
violenti, che ora non hanno più la possibilità di uscire di casa?
Basta una piccola scintilla per scatenare l'incendio. E se prima
erano costrette ad ingoiare un rospo, ora magari ne divorano due per il quieto vivere, prigioniere come un animale in gabbia.
Ma la crisi familiare non è
solo prerogativa di coppie allo sfascio. Anche unioni rodate, in cui i singoli sono abituati a ritagliarsi i propri spazi all'esterno, fanno
fatica a condividere giornate intere sotto lo stesso tetto.
Non puoi
uscire per l'aperitivo con gli amici, la sessione in palestra,
l'incontro clandestino con l'amante. Ti ritrovi recluso tra le quattro mura senza avere scampo. Per queste persone è
normale che l'equilibrio mentale salti.
Resistono quelli che già
prima avevano imparato a isolarsi anche in casa propria, dedicandosi
a ciò che più amano fare senza interferire con gli spazi altrui,
che siano coniugi o figli.
Non parliamo poi dei sogni.
Vai a letto per cercare serenità e ti ritrovi in balia di incubi e
grovigli mentali complessi. Vedi labirinti dove prima trovavi porte
aperte, speri di svegliarti e scoprire che è tutto frutto della tua
fantasia, ma al mattino apri le finestre, osservi che fuori non c'è traffico e
ripiombi nello sconforto giornaliero.
Però, intorno a te, il
mondo va comunque avanti. Gli uccellini cinguettano, le piante
fioriscono, il tempo fa quel che vuole: oggi 25 gradi, domani una
bella gelata.
Qualche lato positivo,
questo virus ce l'ha e ce ne accorgiamo osservando l'ambiente.
Abbiamo limitato
l'inquinamento atmosferico, ora se esci in auto trovi parcheggio
quasi ovunque.
A Venezia nei canali l'acqua è pulita, si intravede il fondo e addirittura sono ricomparsi i pesci.
Il virus, in minima parte,
ci ha restituito il bello che lo stress ci aveva offuscato.
Non dobbiamo pensare, però,
alle centinaia di bare che vediamo sfilare nei servizi televisivi.
Alle morti senza sepoltura
degna di essere chiamata tale. Alla mancata parola di conforto od
alla carezza di chi se ne va senza aver accanto nessuno se non il personale medico.
All'atrocità di una fine
che definiscono un incrocio tra la morte per soffocamento e quella
per annegamento.
Questo virus con la corona
non ci tratta da re, ma ci umilia come solo lui sa fare. Va sul
sicuro, perché sa che ci troverà disarmati.
Toglie gusto e olfatto,
sentivo dire oggi alla radio. E ancora non sappiamo se temporaneamente o in maniera definitiva.
Ma se abbiamo la fortuna di
non averlo contratto, può aiutarci a scoprire qualcos'altro.
Io non so a voi, ma so cosa
sta insegnando a me questa quarantena obbligata: ad essere selettiva.
Mi ha aperto gli occhi e mi
ha fatto capire, quando tutto questo sarà finito, chi meriterà
quei baci e quegli abbracci che sto trattenendo e chi invece no.
Non mi sento di dirvi che
andrà tutto bene, ma vi auguro che possiate scegliere, dopo questo
tremendo spartiacque, la migliore carreggiata sulla quale dirigere la
vostra vita.


Bella analisi e pensieri profondi. Sempre ottima 'la Raimondo'. Scherzo, dai, sei davvero sempre bravissima.
RispondiEliminaGrazie per il commento Gianluigi. Buona giornata!
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