pentola a pressione

Ho scelto questo nome per due ragioni: 1) la pentola a pressione dimezza i tempi di cottura. In un mondo che va di fretta risparmiare il 50 per cento è un indubbio vantaggio di partenza; 2) avevo una sola altra alternativa, ovvero chiamare il mio blog valvola di sfogo. Mi serviva un posto dove riversare i miei pensieri velenosi. Lanciare parole nel web anziché frecciate assassine a chi mi sta accanto può essere la valida soluzione per scongiurare l'esaurimento nervoso, condividendo malumori quasi quotidiani, sporadiche euforie ed anche qualche brontolio sommesso che, appunto, mi rende simile ad una pentola a pressione che necessita di "sfiatare".

venerdì 24 luglio 2020

UN AVVINCENTE ENIGMA ESTIVO

Confesso che, quando un paio di settimane fa ho acquistato "L'enigma della camera 622", di Joël Dicker, edito da La Nave di Teseo, la mia principale preoccupazione sia stata quella di immaginare quando avrei trovato il tempo di leggere 632 pagine.
Al contempo, tuttavia, ricordavo anche quanto fosse stata scorrevole e appassionante la lettura di un altro libro del medesimo autore, ovvero "La verità sul caso Harry Quebert", che di pagine ne aveva poco meno.
Se devo dire la verità, più che tempo, la lettura di questo romanzo ha richiesto da parte mia una certa concentrazione.
Ad un certo punto, ho persino pensato di prendere carta e penna da tenere al mio fianco per ricostruire, in una sorta di albero se non genealogico perlomeno letterario, i numerosi personaggi che si aggiungevano pagina dopo pagina prima di perdere il bandolo della matassa.
Tutto inizia una domenica di dicembre, il 16 del mese,  con il rinvenimento di un cadavere all'interno di una stanza d'albergo, il lussuoso Palace de Verbier, sulle Alpi svizzere.
Nell'hotel si svolge la nomina del nuovo presidente di una prestigiosa banca ginevrina e pertanto vi è radunato per l'occasione il gotha del mondo finanziario elvetico. Ma cosa sia successo e chi sia l'assassino nessuno riesce a spiegarlo. Da allora, sulla stanza 622, ove si è perpetrato l'omicidio, aleggia il mistero.
15 anni dopo, saranno uno scrittore ed un'affascinante donna, che non si conoscono ed alloggiano in due stanze attigue, una delle quali è appunto la 622, ad appassionarsi al caso e cercare di risolverlo,  dando una svolta alle indagini fino a quel momento ferme ad un punto morto.
Questo libro a mio avviso è un duplice omaggio: innanzitutto lo è da parte dell'autore all'editore Bernard de Fallois, scomparso nel gennaio 2018, per il quale Dicker dimostra di avere davvero una sorta di venerazione.
Lo si legge nella dedica in apertura, ma anche nei vari passaggi del romanzo, in cui De Fallois viene citato con indescrivibile affetto.
Ma "L'enigma della stanza 622" è anche un omaggio all'incredibile talento narrativo del giovane scrittore, classe 1985, non a caso vincitori di prestigiosi premi letterari.
Se lo leggerete, rimarrete affascinati dal caleidoscopio di personaggi, dall'ambiente scenico che vi farà sognare Ginevra ed il suo lago, l'opulenza del Palace di Verbier, gli austeri uffici bancari, ma anche il mare incontaminato di Corfù, guidandovi in un tourbillon diabolico nel quale si mescolano continuamente lusso, bramosia di successo, smania d'amore, giochi di potere, cattiveria ed arrivismo di alcuni dei personaggi.
Non vi anticipo troppo, perché questo è un libro che non si può solo raccontare, bisogna leggerlo.
Vi dico solo che alla fine vi renderete conto di quanto sia vera la frase che campeggia sul retro di una copertina che è avvincente di suo già solo per le sfumature di colore (adoro il turchese):  "Quando si vuole veramente credere a qualcosa, si vede solo quello che si vuole vedere".
Io, comunque, prendendolo dal ripiano della cartolibreria dove l'ho acquistato, ci avevo visto subito una piacevole compagnia estiva. E di certo non mi sono sbagliata.

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