pentola a pressione

Ho scelto questo nome per due ragioni: 1) la pentola a pressione dimezza i tempi di cottura. In un mondo che va di fretta risparmiare il 50 per cento è un indubbio vantaggio di partenza; 2) avevo una sola altra alternativa, ovvero chiamare il mio blog valvola di sfogo. Mi serviva un posto dove riversare i miei pensieri velenosi. Lanciare parole nel web anziché frecciate assassine a chi mi sta accanto può essere la valida soluzione per scongiurare l'esaurimento nervoso, condividendo malumori quasi quotidiani, sporadiche euforie ed anche qualche brontolio sommesso che, appunto, mi rende simile ad una pentola a pressione che necessita di "sfiatare".

domenica 30 agosto 2020

UNA GIORNATA NERA CHE SI TINGE DI DRAMMA





Ce lo raccontano fin da bambini: le bugie hanno le gambe corte. Talvolta, le bugie sono come le ciliegie, una tira l'altra. Conosco persone che raccontano bugie con tale assiduità che alla fine riescono anche a  convincersi che quello che stanno dicendo sia la realtà. Ma non è di loro che voglio parlarvi oggi, bensì della bugia, concatenata ad un'altra,  che si scopre solo alla  fine di "Una giornata nera" di Aldo Costa, piacevole libro edito da Marsilio che mi ha fatto compagnia per un paio di sere della scorsa settimana. L'autore, torinese e purtroppo prematuramente scomparso (che peccato quando se ne va una penna simile! ) racconta con ricchezza di dettagli di un viaggio in auto intrapreso da una coppia che ha da poco litigato. Lui alla guida, lei seduta di fianco, silenziosa e indispettita come solo noi donne sappiamo essere dopo una discussione. Ad un certo punto, in quel lungo silenzio che fa da sfondo al percorso, su una via assolata e deserta  (che nella mia fantasia corrisponde alla Carlo Felice in Sardegna ma potrebbe essere ovunque) fa capolino l'esigenza congiunta di un caffè. L'uomo ha superato da poco quello che secondo la donna è un bar. Pressato da lei inverte la marcia e si ferma, forse gongolando  nel pregustare il momento in cui potrà fare notare alla donna che si è sbagliata, che si tratta solo di un vecchio edificio a strapiombo sul mare.

Invece quella vecchia struttura è davvero un bar, gestito da un omone grezzo, che alla richieste dei due caffè suggerisce anche di abbinare delle paste di mandorla appena sfornate dalla moglie. Un consiglio che potrebbe sembrare una galanteria, ma in realtà l'invadenza dell'oste è l'esatto opposto:  da quel momento proseguirà infatti senza sosta, portando al tavolo della coppia limoncello, tonno, peperoni, pomodori secchi e, indubbiamente, una gran dose di fastidio. 

Quella che doveva essere una pausa rapida, a causa della lentezza dell'oste si dilata oltremodo, fino a che, al momento di saldare il conto, accadrà l'irreparabile. Il compagno è entrato nel locale per pagare, la donna è rimasta seduta al tavolino esterno dove si erano accomodati, ma vedendo che l'uomo tarda a raggiungerla entra per verificare cosa sia successo. Dapprima scorge dei cocci a terra, poi una bottiglia rovesciata e infine, uscendo sul  retro del locale, una ringhiera divelta. Non aggiungo altro, se non che la trama è avvincente ed il libro ben scritto. Se la giornata era iniziata male, certamente è proseguita peggio, portando alla luce un rapporto di coppia basato sulla falsità. Quanti detti mi sono venuti in mente leggendo questo libro: oltre alle gambe corte delle bugie, anche "fidarsi è bene, non fidarsi è meglio" e  "prima o poi tutti i nodi vengono al pettine". Vero che, a volte, la trama di un libro assume sfumature e connotazioni diverse a seconda di chi si cimenta nella lettura, ma questo volume mi ha nuovamente confermato ciò che penso da sempre e che credo sia idea condivisa da molti. Ovverosia, che raccontare balle non sia mai una buona soluzione alternativa al dire la verità. 

Nessun commento:

Posta un commento