Rispetto agli uomini abbiamo il vantaggio del dono della maternità. Siamo noi (certo, grazie anche al loro contributo) a custodire per 9 mesi in grembo il frutto del nostro amore. Per alcune è un piacere, per altre un corpo stravolto da kg di troppo, nausee e problematiche varie di salute, che qualcuna si porterà dietro anche a parto avvenuto.
Ci sono donne che vivono la maternità con gioia, altre che non vedono l'ora di alleggerirsi dell' ingombrante peso di una lunga gestazione.
Una volta che il bimbo viene alla luce siamo noi ad accudirlo con grande dedizione. L'allattamento al seno, per chi ha la fortuna di disporne, prevede l' esclusiva presenza della mamma, ma anche le coccole sono gestione nostra, in virtù del rapporto intenso che lega un figlio alla madre. Al limite il papà può fare compagnia sonnecchiando sul divano. Non tutti gli uomini sono così, per fortuna, ma la stragrande maggioranza sì.
Siamo noi a non dormire per gli strilli, le poppate, le coliche che ci svegliano nel cuore della notte.
L' indomani dobbiamo evitare di aggirarci come zombie per casa, perché anche l' aspetto deve essere adeguato al ruolo di mamma. Dobbiamo essere radiose, sorridenti, felici e in ordine, anche se per fare una doccia o andare in bagno dobbiamo fare i salti mortali.
Il bimbo piange, strilla, si dimena. Ma ci sono il pranzo da preparare, la casa da pulire e tanto altro ancora. E dopo pochi mesi si torna al lavoro.
Le donne perfette dopo il parto si vedono in TV. O, se ne conoscete qualcuna, è ricca da paura o delega tutto ad altri.
Quando i figli crescono ci sono le paturnie degli amori adolescenziali, della scuola che non va bene, dei picchi ormonali dei nani in sviluppo che fanno sì che ci sia da discutere su tutto e di tutto.
Sopportiamo, perché in fondo un figlio, o due, o tre, sono ciò che volevamo. Un lasciapassare per il futuro, un investimento per la nostra vecchiaia.
Se, una volta adulte, abbiamo la fortuna di avere ancora i nostri genitori in vita, dobbiamo anche occuparci di loro. Se stanno bene ce la caviamo con una telefonata e una visita ogni tanto. Ma se hanno problemi di salute ci vogliono maggiori accortezze.
Non che un uomo non abbia doveri di questo tipo, ma di solito sono le figlie a farsi carico del maggior peso familiare.
Intanto, non dobbiamo permetterci di dare di matto: se siamo giovani, ogni bizza è dovuta al ciclo. "E' nervosa, ha le sue cose". Et voilà, ecco la giustificazione se una "sbarella" . Che poi, con il passare del tempo, cambia solo nome, adattandosi al mutamento che colpisce tutto il corpo, organi sessuali inclusi. "Colpa della menopausa se reagisci così? Ammazza come ti rende nervosa".
Certo. C'è sempre una ragione ormonale per giustificare il tutto.
Ma, spesso, non è quella giusta.
Frequentemente non sono il ciclo, la menopausa, la giornata difficile in ufficio o a casa a farci esplodere.
Sovente, siamo STANCHE.
Di subire umiliazioni al lavoro, dove un uomo vale sempre di più anche se fa lo stesso (a volte addirittura meno). Si chiama sessismo.
Di sopportare i rimbrotti dei figli, del marito, dei parenti naturali e acquisiti.
Di non sentirci mai dire grazie, perché è tutto sempre dovuto.
Di raccogliere calzini sporchi, maglie e pantaloni appallottolati, di gettare noi per altri carte, scatole vuote e contenitori di prodotti finiti sparsi qua e là per casa.
Quindi, se oggi ci fate gli auguri, a mio avviso state solo perdendo tempo.
Alle donne, gli auguri, dovreste farli il giorno in cui vengono alla luce, ignare di ciò che le aspetta.
Anche se ci regalerete la mimosa, oggi sarà un giorno come un altro.
Dove ci sarà chiesto, come sempre, di correre. Magari, questa volta, porgendoci un rametto giallo. Un rametto di cui io, personalmente, faccio volentieri a meno. Perché oggi puzza di ipocrisia e domani, o al massimo due giorni dopo, di fiore marcio.
Non regalateci fiori, dateci fiato. Grazie

Ho letto e riletto il tuo patetico messaggio.
RispondiEliminaQuando una donna inizia a confrontarsi con gli uomini, scopre subito che la vita è ingiusta ...
Ma poiché è lei che dà la vita, è come se si guardasse allo specchio; poi si dispera e non trova altro che lamentarsi.
Ciò, infatti, rende molto onore all'uomo che, grazie a questi lamenti, gode ora del riconoscimento di uno status privilegiato di "profittatore" mentre - senza quello - vale a dire di fronte alle molteplici attività che gestisce (spesso brillantemente e molta intelligenza) il suo compagno, lui è solo un povero compagno, tutto dedito a sostenere la "padrona di casa".
Se, invece di lamentarsi, la donna assumesse tutte le sue funzioni familiari e sociali, non solo meriterebbe l'aiuto del coniuge e le congratulazioni pubbliche della società, ma manterrebbe (o riacquisterà naturalmente) il primato all'interno della comunità. casa.
È stato il fatto di aver sostituito la forza lavoro maschile durante le due grandi guerre a spingere le donne a chiedere l'uguaglianza di genere?
Tuttavia, hanno perso molto!
Infatti, a causa di quello che ora chiamano "progresso", ora devono unire due ruoli perché, alla loro responsabilità familiare si è aggiunto un impegno professionale che rende la loro vita molto difficile, e ad un ritmo accelerato. Attività che allargano ulteriormente il divario tra le funzioni naturali maschili e femminili a scapito del proprio benessere e, di conseguenza, a danno di tutti coloro che li circondano.
Un tale spreco !
Ognuno ha il diritto di interpretare gli scritti altrui. Ma se il mio è patetico, trovo penoso il giudizio espresso da chi non ha il coraggio di mostrarsi e si nasconde dietro un nome e nulla più. Non sono assolutamente disperata e chi mi conosce bene lo sa. Sono felice della mia vita e della mia situazione, ritengo soltanto che esistano delle ingiustizie tra i due sessi che andrebbero colmate. E non perché le donne si sentano inferiori a voi maschi (sempre che lei sia un maschio, perché il nome lo farebbe pensare ma non ne ho certezza). Probabilmente il frustrato tra noi due non sono io, ma chi non riesce a vedere la realtà e ritiene sia il caso che noi donne ci si faccia carico di un ulteriore peso:assumere tutte le funzioni sociali e familiari. E quali sarebbero ancora? Io non mi lamento, constato. E se lei ritiene che il mio scritto, che evidenzia purtroppo situazioni molto diffuse, sia specchio di un mio malessere, probabilmente fa davvero fatica a capire di cosa io stia parlando. Non rilegga ulteriormente, potrei trascinarla nel vortice del mio sconforto. Si salvi restandone al di fuori, ammantato dalla sua supponenza che le permette di sputare sentenze rivolgendosi ad una persona che non la conosce con un confidenziale "tu" che io riservo a quanti meritano la mia attenzione e non a tutti coloro che mi si approcciano nel totale anonimato. Ah, mi raccomando, non si offenda. Sarebbe una reazione esagerata che le farebbe sprecare tempo e energie e andrebbe a discapito del suo benessere. Saluti!
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