pentola a pressione

Ho scelto questo nome per due ragioni: 1) la pentola a pressione dimezza i tempi di cottura. In un mondo che va di fretta risparmiare il 50 per cento è un indubbio vantaggio di partenza; 2) avevo una sola altra alternativa, ovvero chiamare il mio blog valvola di sfogo. Mi serviva un posto dove riversare i miei pensieri velenosi. Lanciare parole nel web anziché frecciate assassine a chi mi sta accanto può essere la valida soluzione per scongiurare l'esaurimento nervoso, condividendo malumori quasi quotidiani, sporadiche euforie ed anche qualche brontolio sommesso che, appunto, mi rende simile ad una pentola a pressione che necessita di "sfiatare".

lunedì 12 luglio 2021

MARCO BALZANO E IL MAL D'ITALIA DELLE MADRI STRANIERE

 


Una madre è per sempre.

Anche quando si allontana dalla sua famiglia per garantirle un futuro migliore, una mamma non cessa mai di pensare con struggimento ai suoi figli. E, soprattutto,  non vede l’ora di tornare a casa per poterli reincontrare.

Ci sono molte madri che, pur nutrendo un amore immenso per i loro eredi, vengono poste di fronte a delle scelte.

Alcune di loro le incontriamo tutti i giorni e spesso non ne conosciamo le storie: sono le badanti dei nostri anziani, le tate dei nostri figli. Spesso provengono dall'est: moldave, ucraine, russe, hanno lasciato le loro famiglie per prendersi cura dei nostri cari.

Proprio come accaduto a Daniela, la protagonista di “Quando tornerò”, ultimo libro di Marco Balzano edito da Einaudi.

Daniela, affettuosamente chiamata dai familiari Moma, ha lasciato in un piccolo paese della Moldavia il marito sfaticato Filip ed I due figli Angelica e Manuel.
E' fuggita un mattino, molto presto, per non dover vivere lo strazio dei saluti. Ha lasciato alla sua famiglia una lettera, scritta probabilmente già pregustando il momento in cui sarebbe tornata. Si è portata dietro angosce e perplessità, lasciando a casa un marito e due figli pieni di rabbia nei suoi confronti.

Daniela è partita alla volta di Milano, dove la attende un anziano bisognoso di cure. Dopo di lui, presterà servizio come tata presso una coppia di avvocati e quindi la leggeremo di nuovo dedita all’accudimento di persone non più giovani.

Ma il suo istinto materno sarà sempre più forte di tutto: continuerà a telefonare ai figli, a fare con loro videochiamate, mandando a casa soldi per farli studiare, per fare sì che possano avere un futuro migliore di quello che il destino ha riservato a lei.

Moma ad un certo punto verrà travolta dalle spire del "mal d'Italia", una sindrome depressiva che colpisce molte badanti che  giungono nella nostra penisola, sopraffatte da ritmi di lavoro sostenuti e da una lontananza dagli affetti che mina il loro animo.
Quando tornerà al paese per un incidente stradale che vedrà coinvolto Manuel, passerà intere giornate al suo capezzale, in ospedale, per spiegare a quel figlio tanto amato i suoi sacrifici. Il libro è diviso in tre parti, viste da differenti punti di vista: quello di chi parte fiducioso verso una terra piena di promesse e quello di chi resta, covando rabbia nei confronti di chi lo ha abbandonato senza concedergli facoltà di scelta.

Dalle pagine di questo intenso romanzo traspare la grande forza d’animo di Daniela, ma ci si sofferma anche a riflettere sul sacrificio di chi deve abbandonare i propri figli e farli crescere da altri, per dedicare le proprie energie ed il  proprio tempo ad occuparsi di  persone fino a poco prima completamente estranee.
Dice bene l’autore nelle ultime righe: “Una storia prima di raccontarla bisogna saperla ascoltare”. Lui lo ha fatto con questo libro che a noi insegna quanto sia infinito l’amore di una madre e come non ci si debba mai permettere di giudicare chi ci sembra incosciente ed invece in realtà ha il cuore pieno di profonde cicatrici.


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