pentola a pressione

Ho scelto questo nome per due ragioni: 1) la pentola a pressione dimezza i tempi di cottura. In un mondo che va di fretta risparmiare il 50 per cento è un indubbio vantaggio di partenza; 2) avevo una sola altra alternativa, ovvero chiamare il mio blog valvola di sfogo. Mi serviva un posto dove riversare i miei pensieri velenosi. Lanciare parole nel web anziché frecciate assassine a chi mi sta accanto può essere la valida soluzione per scongiurare l'esaurimento nervoso, condividendo malumori quasi quotidiani, sporadiche euforie ed anche qualche brontolio sommesso che, appunto, mi rende simile ad una pentola a pressione che necessita di "sfiatare".

venerdì 19 settembre 2025

LE ALBE RACCONTATE DA MARIO CALABRESI, TINTE DI COLORI VIVIDI E INCORAGGIANTI


Anche nel nuovo libro di Mario Calabresi, edito da Mondadori (Collana Strade Blu), che si intitola "Alzarsi all'alba", da pochi giorni in libreria, ci sono tante belle frasi, come sempre accade nelle sue opere

Tra le tante, forse, quella che mi ha fatto maggiormente riflettere è questa: "La vita è il cammino, non solo il punto d'arrivo".

Verissimo: non tutti sappiamo dove andare. Ricordiamo da dove siamo partiti, ma talvolta lungo la strada ci perdiamo, allungando il percorso per il raggiungimento della meta. È bello però pensare che ci si debba godere ogni singolo momento del nostro tracciato. E anche sapergli dare la giusta importanza, perché, altro passaggio che ho sottolineato durante la lettura, "Meno tempo hai e meno ne perdi". 
I nostri percorsi sono spesso costellati di fatica, sudore, impegno. 
Valori che al giorno d'oggi sono poco riconosciuti, travolti come siamo dalla necessità di avere tutto e subito, se possibile con il minimo sforzo, anche se questo spesso va a discapito della qualità.
Calabresi ha ragione: le cose semplici non danno soddisfazione. 
Lui è andato a cercare persone che compiono sforzi che ormai sono fuori dal comune. Figure che si alzano presto, che non si arrendono di fronte alle difficoltà che la vita pone loro davanti. E sono ostacoli che si presentano in svariate forme:  malattie, disabilità, età che avanza, ultramaratone e tanto altro ancora. 
Sono i traguardi sudati quelli che, una volta conquistati, ci fanno sorridere. 
Che ci motivano a darci una pacca sulle spalle, in una sorta di auto congratulazione. 
Non importa quale sia l'obiettivo del nostro affanno: un canotto, come quello che Mario desiderava da bambino (emozionante il racconto della sua infanzia al cospetto del nonno), oppure una medaglia olimpica. Tutto comporta degli sforzi.
Svegliarsi all'alba è faticoso, ma cosa pesa di più: una levata mattutina o la tristezza di un tramonto senza conquiste?
Ancora una volta Calabresi, nei panni di storyteller (abito che gli calza sempre più a pennello), affabula, incuriosisce, motiva ed emoziona. Ci invita alla resistenza, alla sopportazione, alla costanza. 
Ogni capitolo si apre con un sostantivo, che riassume in un solo termine ciò che ci si appresta a leggere. Ed è una salita continua: fatica, difficoltà, che si affiancano a noia, vocazione, lavoro, pazienza, sacrificio, compassione, cura. 
L'unica parola che non compare mai è lo sconforto. 
Perché, come spiega nel capitolo a lui dedicato Franco, da anni impegnato a prendersi cura della moglie malata, "non abbiamo permesso alla fatica di soffocare la felicità".
Forse è proprio questo il segreto di guardare ad ogni alba con speranza e vitalità: scorgere dietro ad ogni sforzo la luce della gioia. 
Ancora una volta ringrazio Mario Calabresi, il mio autore preferito, che continua a cercare il bello della vita e, con la sua ineguagliabile capacità, ce lo racconta facendolo diventare meraviglioso.  

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